lì con te

“pronto?”
“ti ho stanato finalmente!”
“ma no, elasti… è che… sto lavorando tantissimo e ora non posso…”
“ho capito tutto. è lì con te!”
“sì. sono a pezzi. non dormiamo da due notti”
“tanto lo so che in fondo sei contento. perché voi due siete uguali. fanatici pazzi uguali. una fazza una razza. lo dici pure tu che tra voi pugliesi e loro ci sono affinità pazzesche, no?”
“be’, in effetti stiamo procedendo alla grandissima…”
“tristoni malati che non siete altro. quando se ne va?”
“non lo so, non gliel’ho chiesto, siamo troppo concentrati. ah, ti saluta. ora scusa, ma eravamo proprio nel mezzo di un ragionamento…”
“già, immagino. divertitevi”.

mister incredible ha un rapporto molto conflittuale con il telefonino. lo lascia spento, lo dimentica a milano quando è a londra, a londra quando è a milano e in aereo quando si ricorda di trasferirlo da una città all’altra. non ricarica mai la scheda sim e per questo, in caso di necessità, fa delle pietose chiamate a carico del destinatario a elastigirl che pensava che la suggestiva esperienza delle collect call si fosse per lei esaurita nell’estate nel 1986 durante una uggiosa vacanza studio sull’isola di wight.
localizzare mister i nello spazio è pertanto piuttosto difficile.
negli ultimi tre giorni lo è stato particolarmente.
negli ultimi tre giorni mister incredible è stato latitante come un ricercato, sfuggente come il boccino del quidditch di harry potter, introvabile come gli elastici per i capelli nell’elasti-casa.
le uniche tracce di lui sono state, rigorosamente via mail, un “arrivato-tuttokkei”, un “cià” e un “gli autobus con il uaifai sono mondiali”, tutte tra l’1 di notte e le 5 del mattino.
elastigirl si è interrogata, si è preoccupata, si è innervosita. poi, stasera, ha ricevuto un messaggio. “le murt’ del sushi”, diceva. ha capito e ha colto mister incredible in flagrante.
hiroshi, il fidanzato di mister incredible, giapponese economista marxista workaholic che vive in tuta e infradito, beve tè verde, mangia alga nori ed è estraneo al concetto di tempo libero, è andato a trovarlo a londra, da tokyo.

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tutto questo per dire che

questo blog è nato quasi sei anni fa. è nato perché avevo voglia di scrivere. e di essere letta. perché quasi nessuno scrive per sé: me lo spiegò la mia maestra di scrittura creativa che si rivelò presto una maestra di vita.
è nato per mettermi alla prova in un momento in cui cercavo una direzione ed ero confusa. non ho il dono della fantasia e nemmeno quello di raccontare storie che non vivo.
se fossi stata un ingegnere petrolifero su una piattaforma al largo del mare di barents avrei raccontato cosa succede laggiù. se fossi stata un’ostetrica di emergency avrei parlato di come nascono i bambini in afghanistan. se fossi stata una single gaudente e dissoluta dedita al randagismo sessuale avrei descritto i miei giorni e le mie notti brave.
ero una mamma di due bambini, con un marito part time e un lavoro per cui avevo sentimenti ambivalenti. quella era la mia storia. di quello avrei potuto e saputo scrivere.
nel blog pertanto ci ho messo quello che avevo intorno: i miei figli, mio marito, la mia famiglia, i miei amici, il mio lavoro, la mia vita e la mia visione del mondo.
questo blog mi ha seguita passo passo, nei periodi belli e in quelli brutti, nei cambiamenti epocali e nella calma piatta, nella routine, nella noia, nei guizzi, nei momenti di grazia e in quelli disgraziati.
questo blog è la mia traccia. la traccia che lascerò ai miei figli quando cresceranno. ognuno di noi lascia tracce che gli somigliano. questa è la mia.
questo blog è cresciuto, più di quanto sia cresciuta io in questi anni.
ha portato moltissime cose belle e inattese, molte anche professionali. questo blog, in qualche modo, ha dato una direzione alla mia vita.
tuttavia questo posto è sempre rimasto il mio posto, sganciato e indipendente dai miei percorsi professionali. questo posto è sempre stato casa mia e come tale lo tratto e lo considero: non lo tappezzo di annunci, lo tengo pulito e voglio che mi somigli, sempre, al buio e alla luce, nelle mie paturnie e nelle mie euforie, nella noia e nella vertigine. questo posto non è un prodotto, è casa mia. prodotti sono quelli commerciali e professionali. questo blog appartiene, anche dopo sei anni, al lato ludico e voluttuario della mia esistenza. se così non fosse, al momento non avrei alcun motivo per tenerlo in vita.
ho sempre pensato che i commenti fossero parte integrante e arricchente del blog. ho sempre pensato che, se questo posto è un po’ speciale, lo è grazie ai suoi lettori e in particolare a quelli che si prendono la briga di lasciare un’orma, con i loro commenti.
ho sempre pensato che lo spazio dei commenti fosse un’area libera, di confronto e condivisione, di autogestione e democrazia. se non sono intervenuta spesso, come invece facevo anni fa, è stato solo per mancanza di tempo ed energie, mai per disinteresse. ho assolto le mie latitanze mettendomi in gioco, con l’entusiasmo di un folle kamikaze, in ogni post. lo spazio dei commenti, nonostante a volte lo guardassi solo da dietro uno schermo, spesso mi somigliava e questo mi sembrava un piccolo miracolo della rete. mi somigliava nei toni, nelle persone che lo popolavano, nelle voci che si udivano, anche quelle fuori dal coro. non perché là dentro fossero tutti d’accordo ma perché lì dentro c’era rispetto, un rispetto divertito e avvolgente di cui ero orgogliosa.
adesso questo rispetto non c’è più. l’area dei commenti nelle ultime settimane si è trasformata in un’arena. non mi infastidiscono le critiche, mi disturbano l’aggressività, il livore, l’insulto gratuito, lo sprezzo ossessivo, la rincorsa alla provocazione. mi disturba attraversare un luogo che non mi somiglia e non mi piace, dentro casa mia.
tutto questo per dire che, contrariamente a quanto è successo in questi quasi sei anni, da oggi i commenti aggressivi, livorosi, insultanti, sprezzanti, provocatori potrebbero essere eliminati e segnalati come spam.
perché voglio continuare a riconoscere casa mia e ad amarla.
elasti

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il problema

dopo quasi 18 anni di rapporto a distanza, fidanzamento, matrimonio e tre figli compresi, elastigirl ha capito alcune cose. il problema non è l’assenza, che per molti è addirittura il segreto degli amori duraturi, e forse non hanno tutti i torti. il problema non è nemmeno la presenza che si porta con sé i reciproci calzini sporchi, le maniacalità incrociate per l’ordine e il disordine, il lato deteriore della quotidianità, l’invasione gradita e sgradita degli spazi.
perché l’assenza, con i suoi languori, la sua vertigine di indipendenza, i suoi vuoti silenziosi, è una condizione suggestiva, di attesa e trepidazione. l’assenza, a guardarla bene, se non dura troppo (quanto è troppo? quattro giorni? tre settimane? tre mesi? elastigirl non l’ha ancora capito. forse tra altri 18 anni lo saprà), non è affatto male.
perché la presenza, nonostante i fantasmi del calzino infestante e della follia individuale (“chiudi la finestra? ho freddo” “no, il freddo tempra” “ma fuori ci sono meno 7 gradi!” “appunto, ci tempriamo”. “cos’è questa palla?” i vestiti che avevo oggi, perché?” “piegare mai?” “non ne vedo l’utilità” “mo’, sei proprio un debito” “solo un economista triste usa il sostantivo ‘debito’ per insultare qualcuno”) è fatta di riti festosi, di condivisione e complicità, di risate al buio, di sostegno e di chiacchiere, di turni e i turni sono un segno di civilità e rispetto. la presenza, a guardarla bene, è una fantastica invenzione.
il problema è quello che ci sta in mezzo, tra la presenza e l’assenza. il problema è la zona grigia della partenza. il problema è il cambiamento, il passaggio da uno stato all’altro.
quella cosa lì, quell’area vischiosa di bagagli e cattivo umore, fa talmente schifo che non ci si abitua, nemmeno dopo 18 anni.
per questo questa sera, mentre mister incredible apre le finestre e infila i calzini bucati in valigia, pronto per partire domattina all’alba dopo tre, dico tre, settimane casalinghe, elastigirl è di pessimo umore, vorrebbe sbattere fortissimo la testa contro il muro e coprire di insulti il primo passante sotto il suo balcone, così, giusto per sfogarsi un po’.

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andata

sabato.
ore 17,30
“ragazzi, siete troppo eccitati e molesti. se non vi date una calmata annulliamo la festa. chiaro?”
“sì papà”
“quanto manca? possiamo sederci sul balcone e guardare se gli invitati arrivano?”
“manca mezz’ora. no, non potete stare sul balcone fino alle 6. ve ne state qui tranquilli. perché paolo, che è anche lui festeggiato, riesce a mantenere un contegno mentre tu, hobbit grande, e tuo fratello che non c’entra ma ogni occasione è buona per agitarsi, siete isterici?”.

ore 18,05
nell’elasti-casa ci sono 16 bambini esagitati, tra i due e i nove anni, dieci femmine e sei maschi, puntuali come il big ben, e i quattro genitori dei due festeggiati. tutti corrono, urlano e si lanciano palloncini. qualcuno fa la lotta. altri si tolgono le calze e, a piedi nudi, si arrampicano sui muri come l’uomo ragno. elastigirl si ricorda improvvisamente dell’esistenza di un gas sedativo e un po’ narcotico, il protossido di azoto, usato da qualche dentista per stordire i bambini nervosi. si domanda chi e a che prezzo commercializzi bombole di quel miracoloso elisir. tuttavia tace e decide di non condividere con nessuno dei presenti l’incomprensibile reminiscenza delle lontane lezioni di chimica al liceo.

ore 18,15
“abbiamo moltissimi travestimenti e questi fantastici pennarelli per truccarsi. avete voglia di mascherarvi?”
“mpf. dobbiamo proprio?”, domanda una bimba con i capelli a spaghetto.
“io sono bravissima a pitturare facce. fatevi sotto”, grida un’altra con le gambe da fenicottero.
“io truccata vengo da schifo ma oggi voglio essere una mummia. poi al massimo avete uno struccante?”, domanda una piccoletta con le lentiggini.
“io voglio diventare un vampiro”
“io un licantropo”.

ore 19,00
“dov’è paolo?”
“è chiuso nello sgabuzzino con carlotta”
“fateli uscire immediatamente”
“non vogliono”
elastigirl impasta la pasta per le pizze e deglutisce.

ore 19,15
sono tutti in camera degli hobbit. al buio. chiacchierano seduti sui letti. con gli occhi grandi e i piedi scalzi e lunghi. a bassa voce, come chi si dice i segreti. complici. sono ragazzini.
“sono fantastici”
“ehi, mister incredible, che dici? non hai sempre detto che a te i bambini non piacciono? meno che mai quelli degli altri? ti stai rammollendo?”
“ho detto che sono fantastici e basta. adesso andiamo a infornare le pizze”

ore 19,30
la mamma del festeggiato paolo prepara un aperitivo: carote, olive e salame. nessuno degna di uno sguardo le carote. in compenso olive e salame non raggiungono nemmeno il tavolo di portata.

ore 20,00
pizza
non ci sono abbastanza sedie, il tavolo non basta per tutti, la pizza invece è tantissima, troppa. loro si siedono per terra in gruppetti. mangiano, bevono, chiacchierano. ridono. sono grandi.
“dove sono paolo e carlotta?”
“sono rimasti in camera. giocano ai rigori”

ore 20,45
torta, candeline, tanti auguri a voi. regali.
una bambina bionda con le trecce si avvicina a elastigirl che ha una maglietta bucata di mister incredible, un mollettone a domarle i capelli e lo sguardo spiritato della padrona di casa stressata.
“ehi, mamma dello hobbit, volevo dirti che hai una pettinatura bellissima”
“ehm… veramente è solo un mollettone. per giunta rosa. non è che…”
“stai benissimo. veramente. te lo volevo dire da prima”
“grazie. anche le tue trecce non sono niente male”
elastigirl decide che regalerà le chiavi di casa alle amiche femmine degli hobbit affinché entrino a piacimento a casa sua.

ore 21,00
“adesso si vede un film tutti insieme. ne abbiamo scelti tre. votate quello che preferite”.
c’è un litigio, un ammutinamento, una rissa, un’elezione irregolare, una decisione d’imperio. “si vede cattivissimo me”.
“dove sono paolo e carlotta?”
“boh. saranno in bagno”
“come boh? come in bagno????”
“ma nooo! sono qui. sul divano. tutto sotto controllo. tutt’okkei”.

ore 21,30
in casa qualcuno vede il film, qualcuno continua ad arrampicarsi sul muro come l’uomo ragno, qualcuno gioca a palla, qualcuno va in moto, qualcuno sta al buio in silenzio, qualcuno fa tutte queste cose insieme.
elastigirl si ricorda che manca ancora un’intera ora alla fine della festa, 60 minuti primi, 3.600 minuti secondi. e si sente poco bene.

ore 22,45
“allora? siete contenti? hobbit grande?”
“sì, ma è durata troppo poco”
“paolo?”
“non è nemmeno iniziata che già sono andati via tutti. però sì. è stato bello”
“paolo sta a dormire con noi?”
“sì, hobbit di mezzo”
“per sempre?”.

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un po’ scemi

“come ti piacerebbe festeggiare il tuo compleanno, hobbit grande?”
“non so, con i miei amici…”
“io avrei un’idea. però è una cosa un po’ da grandi e non so se siete pronti…”
“certo che siamo pronti”
“e cosa ne sai se non ti ho ancora detto qual è l’idea?”
“dimmela allora”
“pensavo che sabato prossimo potresti fare una festa insieme al tuo amico paolo, quello che ha il 39 di scarpe, ora forse anche il 40, e la sorella gemella più fantastica che abbia mai conosciuto. anche lui compie 9 anni in aprile, mi pare…”
“va bene, se paolo vuole…”
“pensavo che potremmo fare qualcosa qui, a casa nostra, verso sera, come fanno i ragazzi grandi, con qualche vostro amico. giocate un po’, poi mangiate la pizza tutti insieme, poi vi vedete un film che scegliamo prima e poi paolo potrebbe fermarsi qui a dormire. come ti sembra?”
“bello! va bene. facciamo una specie di pigiama party qui”
“ottimo. allora parlane con paolo, decidete chi invitare e organizziamo. mi raccomando, non dovete essere troppi perché altrimenti siete tutti schiacciati”.

elastigirl, dopo questa proposta un po’ ardita, si aspettava un elenco di invitati rigorosamente maschi per una festa tra virili misogini, all’insegna di testosterone e sfrenato machismo. elastigirl, vittima dei suoi pregiudizi di genere, aveva messo in conto tutto, aveva ponderato le possibili conseguenze di un’iniziativa garibaldina e aveva deciso che ne valeva la pena.

“ecco mamma. paolo e io abbiamo preparato la lista. vedi se va bene”
“ma… è lunghissima!”
“quattordici mamma! siamo quattordici. quindici se contiamo anche lo hobbit di mezzo”
“ma non ci state!”
“ma sì! ci stringiamo! e poi… non possiamo invitare carlotta senza invitare monica e sabina. e valentina? non potevamo non dirglielo! ma se c’è lei deve esserci anche antonella… e giulia? giulia deve esserci per forza alla nostra festa!”
“carlotta, monica, sabina… valentina? giulia???”
“sì, perché?”
“finiscono tutte per A. non sono maschi selvaggi e scatenati!”
“no, allora? mica abbiamo solo amici maschi noi…”
“no, niente! certo, hai ragione. fammi leggere tutti i nomi… ok. fantastico. va benissimo”
“ma siamo 14, più due sedici…”
“e che problema c’è?”

dieci bambine, quattro bambini. uno hobbit di mezzo e uno piccolo che non conta.
elastigirl non ci poteva credere. e nemmeno la mamma e il papà di paolo. e nemmeno mister incredible che ha esclamato, senza neppure darsi il tempo di calcolarlo perché gli economisti marxisti baresi hanno un rapporto privilegiato e amicale con i numeri, che il 71,4% dei partecipanti alla festa, esclusi i fratelli hobbit, sono femmine.
e tutto questo stupore li ha fatti sentire un po’ scemi.

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si propr’ du iun’

ore 8.
“dai, sbrigatevi che è tardi”
BIP BIP
“è attè questo”
“sì, ho sentito”
“non vai?”
“ma no, ora finiamo di fare colazione”
BIP BIP
“di nuovo attè, elasti”
“grazie, mister i. ho sentito…”
“non vai?”
“sono solo messaggi…”
“be’, è il tuo compleanno. non vuoi vedere chi è?”
“guardo dopo”
“mo’. Che donna senza priscio ho sposato”
BIP BIP
“dai, hobbit grande vai a lavarti i denti che poi andiamo”
BIP BIP
“manco ora vai?”
“e va bene, vado… dov’è il mio telefonino?”
“sarà al posto suo, nella tua borsa…”
“mi pare strano, l’avevo lasciato in… boh”
“…”
“spiritoso!”
“perché mai?”
“mi hai mandato quattro sms di auguri! grazie”
“mpf”
“tutto a posto? mi sembri bello strano oggi. persino più del solito”
“è il tuo compleanno, no? almeno uno con un po’ di priscio in questa casa ci vuole”
“mettetevi le scarpe che andiamo”
MI SENTO SCOSSA UN PO’ NERVOSA AH, AGITATA AH. COSÌ LONTANO NON SON STATA MAI GIÀ RIPARTIREI UUOH. ACID-O ACID-A
“elastiiii! il tuo telefonoooo”
“sì arrivo… ehi, ma sei tu!”
“eddai che quando ti ho conosciuta eri mòòòlto più sveglia!”
“ma cosa…?”
MI SENTO SCOSSA, UN PO’ NERV
“io sarò anche rinscemita ma tu sei completamente di fuori! cosa continui a fare lo stalker con il mio telefonino la mattina quando dobbiamo uscire?”
“dov’era il telefonino??? dove????”
“dentro la mia borsa”
“e allora si propr’ du iun’!”
“mammaaaa! ma non ci vedi?”.

ebbene sì, elastigirl è proprio dell’uno. l’argutissimo mister incredibile stamane all’alba ha messo i regali per lei dentro la borsa, convinto che sarebbe stato sufficiente un sms alle 8 del mattino per farglieli scoprire. l’aveva decisamente sopravvalutata.

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nove

a te,
che balli snodato, canti stonato, reintepreti i film che ti piacciono, fai le voci delle persone che incontri e nella recita di fine anno sarai peter pan,
che non leggi nessun libro e per questo un po’ ci disperiamo ma in compenso sai leggere nel pensiero,
che capisci la lingua di tuo fratello piccolo, che ti accorgi di ogni dettaglio e cogli le parole dette e quelle non dette,
che hai una memoria da elefante e ci inchiodi implacabile al nostro passato, ai nostri inciampi, alle nostre promesse di cinque anni fa, alle nostre incaute dichiarazioni di cui avevamo perso memoria,
che accudisci e proteggi e mi insegni una tenerezza virile che mi incanta,
che osservi sornione e sarcastico e mi sembri un grande,
che hai spalle, mani e piedi di ragazzino e guardandoti non mi capacito,
che sei proprio bello e lo so che non conta, che le cose importanti sono altre, che non bisogna nemmeno dirtelo troppo, ma nella vita certo non fa male,
che sei impaziente, irrequieto e a volte ombroso,
e nei tuoi difetti mi riconosco spesso ben più che nei tuoi pregi,
che – e questo è un talento – ti ammali a comando quando non vuoi andare a scuola e ancora non ho capito come tu faccia,
che sei solido ed equilibrato ma non voglio che, in questa famiglia di pazzi, diventi la tua condanna,
che riconosco nello specchio, che vorrei portare a fare un viaggio da soli, che vorrei prendere per mano e perderci nelle nostre chiacchiere, che capisco e mi capisci,
che compi nove anni oggi e sei un bambino grande, il primo, quello che mi mostra la strada, che mi insegna ad essere quel che sono, che mi ha convinta a questa pazzia.
auguri, bel ragazzo.
la mamma

ps domani compie gli anni elasti e poi la finiamo con questa fiaccante maratona di compleanni.

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il fato è il fato

prima di dormire.
“mamma, tu hai avuto dei fidanzati prima del papà, vero?”
“sì, qualcuno…”
“ce li racconti?”
“mmmhhh. ne ho avuto uno che non si lavava mai i capelli e fumava tantissimo ed era anche un po’ malinconico. e il nonno A e la nonna J erano terrorizzati che me lo volessi sposare”
“e poi?”
“poi ci siamo lasciati perché non andavamo tanto d’accordo e soprattutto insieme eravamo due tristoni terribili”
“e dopo questo che non si lavava i capelli con chi ti sei fidanzata?”
“con un pittore un po’ matto, con uno che andava a cavallo e non sapeva fare altro, con uno bellissimo che si è stufato subito di me e mi ha spezzato il cuore…”
“però, furbina…”
“perché ‘furbina’?”
“perché ne hai avuti tanti di fidanzati…”
“be’ non così tanti… forse il più importante, prima di papà era unopiù grande di me a cui volevo molto bene”
“e perché vi siete lasciati?”
“non so, l’ho lasciato io. forse perché lui voleva già mettere su famiglia e io non ero pronta… e poi, se avessi messo su famiglia con lui, non sareste nati voi e come avrei fatto io senza di voi?”
“boh, che ne so?”
“però, anche se l’ho lasciato io, sono stata veramente male”
“poi ti sei ripresa?”
“sì, dopo mi sono ripresa. e ho conosciuto il papà…”
“la verità…”
“la verità…?”
“la verità, mamma, è che il fato è il fato e nessuno si può opporre ad esso”
“accidenti come sei saggio tu…”
“va be’, io dormo perché  con i vostri discorsi mi avete fatto venire sonno”.

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tre più tre o quattro più due

ehi tu,
no, non dico a te, piccolo egocentrico con la scopa e la paletta
,
no, non dico nemmeno a te, con gli occhi blu, che sostieni che il trapassato prossimo del verbo essere sia “io fui, tu fosti, egli fu”,
già, ce l’ho proprio con te, il più medio del mondo, come ti definisti tu stesso quando ti toccò abbandonare il dorato status di piccolo.
ehi tu,
con i ricci pazzi e gli occhi tondi,
che non taci mai, che te ne freghi, che potresti diventare un terrorista, un anarchico insurrezionalista, un capo di una banda criminale o di uno stato, un capo-popolo o un asceta misantropo. che potresti diventare qualsiasi cosa purché non stia nel mezzo, a dispetto del tuo destino familiare, perché sono gli estremi, gli eccessi, le iperboli ad attirarti.
che fai di testa tua e leggi e scrivi da quando sei minuscolo ma se qualcuno te lo avesse insegnato ti saresti rifiutato di imparare e ascolti da sempre la tua musica folle che hai scelto proprio perché nessuno te l’ha suggerita.
che dici “io sono fatto così perché mi avete creato così. è un problema vostro” e noi tremiamo alla prospettiva della tua adolescenza.
ehi tu,
che sei selvatico e schivo ma ogni tanto, solo quando ti va, indulgi a slanci di affetto travolgenti che disarmano e scuotono,
che ami il tuo papà di un amore smisurato e devoto e gli dici “ti voglio troppo bene, talmente bene che mi suiciderei”, perché sei così, passionale ed enfatico,
che sei un duro, che non cerchi l’approvazione del prossimo e per questo lo seduci, che balli da solo e solo quando ne hai voglia tu, che guardi fuori dalla finestra e dici: “che bella la vita”.
ehi tu,
sbrindellato come un letto sfatto, inquieto e indomito, che non guardi dove cammini e ogni tanto vai a sbattere,
ehi tu, ragazzo di sei anni, pazzo come un cavallo pazzo,
volevo farti gli auguri, perché oggi hai sei anni e, dopo tutto questo tempo che ti conosco, continui a sorprendermi, a incantarmi, a farmi ridere e commuovere.
volevo farti gli auguri e dirti di continuare così, sulla tua strada luminosa, imprevedibile e sbilenca, che un po’ ti rassomiglia.
volevo farti gli auguri e comunicarti, se non ci avessi fatto caso, che sei è un numero pari ed è il risultato di tre più tre, quattro più due o cinque più uno, per non parlare di sei più zero. perché so che apprezzi parecchio queste fondamentali informazioni di servizio.
la tua mamma

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auguri passati

“tanta acqua!”
“sì, hai visto come piove?”
“mo’! côsa sono le cozze gratinate!”
“io mangio solo polipo”
“che faccio? do il polipo al bambino?”
“è pasqua”
“io vado a chiacchierare con quei signori al tavolo di fianco”
“no! tu stai qui con noi e mangi le tue orecchiette”
“chantelle avrà le unghie dipinte e ballerà sul cubo al ritmo della disco dance a cinque anni”
“chi è chantelle?”
“booone tine! mie tine bééélle”
“hai ragione, le polpettine sono proprio buone”
“chantelle è la figlia tamarra dello zio con l’orecchino al naso e della zia romana”
“io voglio chantelle. me la prendo anche con il glitter sugli occhi, gli stivaletti d’oro con i tacchetti e la disco dance incorporata. basta che mi facciate una nipotina”
“ma tu sei a dieta anche a pasqua? che tristona!”
“io sono integerrima dentro. e tristona fuori”
“ho mangiato troppo polipo. sto male”
“vita, hai assaggiato il dentice?”
“in guatemala pasquetta non esiste”
“io mahe”
“sì, dopo andiamo a vedere il mare, se smette di piovere”
“sai che dobbiamo salvare 200 donne?”
“chi deve salvare 200 donne?”
“io, cioè gandalf”
“mister i, avete giocato troppo ai videogiochi tu e gli hobbit mentre io non c’ero. ormai vivono in un mondo parallelo, di troll e di donne da salvare”
“amôre…”
“fatemi chantelle”
“cin cin. tanti auguri. buona pasqua”.

nonno A sta meglio e si sta riprendendo. elastigirl ha raggiunto mister i, gli hobbit, super w e mister brown, lo zio con l’orecchino al naso e la sua fidanzata romana, la zia matta e suo marito guatemalteco a bari. per pasqua sono andati al ristorante a monopoli, che è un posto bellissimo, oltre che un grande gioco.

auguri passati a tutti, che a bari significa auguri in ritardo, ma vale lo stesso.

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