mercoledì, 30 giugno 2010
"cute-cute-cute! ohhhhhh! you are soooo cute, little tiny thing!"
anche nella città di A, nel profondo massachusetts, i bambini piccoli sono patrimonio collettivo, oggetto di attenzioni e sdilinquimento, efficacissimo strumento per fare amicizia, chiacchierare, flirtare, entrare nelle altrui vite, quasi quanto i cani.
il mcrobbit pertanto è un potentissimo catalizzatore di socialità.
"ciao. mi chiamo cindy, sono divorziata. queste sono ella ed emma, le mie due figlie. vanno alla scuola pubblica anche se con la crisi economica la scuola pubblica va a rotoli, l'università pubblica va a rotoli, tutto va a rotoli ma io dopodomani mi risposo"
"congratulazioni! noi..."
"noi abitiamo in una comunità di cohousing. usiamo pannelli solari, cucine comuni e due volte alla settimana mangiamo tutti insieme. nel nostro cohousing non c'è democrazia ma ogni decisione necessita del consenso unanime dei partecipanti. basta che un solo membro della comunità ponga il veto per bloccare qualsiasi decisione. si litiga molto nella nostra comunità e io credo sia un bene anche se è terribilmente stancante, a tratti snervante. ci sono parecchi divorzi, come testimonia il mio caso, ma anche parecchi matrimoni, come continua a testimoniare il mio caso"
"interessante..."
"già. io dell'europa conosco solo gli aeroporti. una volta sono stata a roma, ma solo dentro l'aeroporto, e sono rimasta scioccata perché era pieno di soldati con armi automatiche al collo, erano ragazzini. qui le armi automatiche non sono comuni"
"forse non sono comuni le armi automatiche però nel negozio di articoli sportivi della città di A ho visto che si possono comprare fucili a pompa, pistole ad aria compressa e maceti, tutti allo stesso bancone, tra le scarpe da trekking e i palloni da calcio..."
"sì, però le armi automatiche sono un'altra cosa..."
"sarà..."
"è stato bellissimo conoscerti, amica mia. spero di incontrarti presto ancora. amo te e la tua famiglia. cute-cute-cute! you are soooooo cute, little tiny boy!"
martedì, 29 giugno 2010
"ehi! hai visto, mamma? quello ha la gonna!"
"e le gambe pelosizzime..."
"è una donna?"
"ma no! è un uomo. ha la balba e pule i baffi"
"... e una borsetta rosa sotto il braccio"
"e le blazza con i muscoli glandi come blazzo di fello"
"e parla con la sua amica con la voce da maschio"
"e ha i lizzoletti in testa come li avevo io plima di andale dal balbiele"
"mamma, in america i maschi si mettono la gonna?"
"non lo so. forse non dappertutto, ma nella città di A probabilmente sì. quel ragazzo stamattina si è svegliato e ha detto: 'che bella giornata! questa è proprio una giornata da gonna!' e paf, si è infilato una gonna bianca di tulle. poi si è guardato allo specchio e ha esclamato: 'ma io tifo i red sox!' e zac! si è messo la maglietta dei red sox. poi si è reso conto che faceva molto caldo e ha indossato i sandali da mare. infine si è ricordato il telefonino, il quaderno, la penna blu e la matita rossa e ha pensato: 'dove li tengo? ma certo! nella borsetta rosa della zia nancy'. ed ecco fatto"
"ecco fatto"
"ecco fatto. calino questo lagazzo, pelò"
gonna di tulle a balze, basettoni, sandali di gomma, pochette rosa, voce da baritono, polpacci da centravanti e boccoli. tutto insieme nello stesso uomo.
una tranquilla passeggiata pomeridiana per pleasant street nella città di A, senza istruzioni per l'uso e con due hobbit curiosi come scimmie, è una presa di coscienza del proprio gretto provincialismo, o della follia di questo posto. a scelta.
lunedì, 28 giugno 2010
dalla confezione dei cereali per la colazione:
"il cibo biologico, sano e gustoso è la nostra ragione di vita, è il motivo per cui ci svegliamo la mattina... il nostro cuore palpita nel cammino verso la sostenibilità e coltivare cibi biologici in modo sostenibile è la nostra passione, la pietra miliare della nostra azienda di famiglia. sappiamo tuttavia che se i nostri prodotti non fossero deliziosi avremmo fallito. ecco perché passiamo i giorni e le notti a sognare nuove ricette e a trovare nuovi ingredienti. siamo certi che la lettura di questa etichetta vi colpirà..."
ma gli americani, almeno quelli che scrivono le dichiarazioni sulle scatole del muesli, ci sono o ci fanno?
perché alle 5,30, intorno al tavolo della colazione, quando i tuoi figli sono inspiegabilmente sintonizzati sul fuso orario di buenos aires, tua madre e i tuoi amici su quello di milano e tu arranchi su quello della città di A, iniziare la giornata leggendo di fanatici la cui ragione di vita è il cibo biologico e gustoso, può essere un ulteriore motivo di disagio.
domenica, 27 giugno 2010
il primo sabato nella città di A ci si sveglia tutti alle 5 del mattino. qualcuno è tonico ("mangiamo i biscotti con il cioccolato dentro, la limonata, i cereali con le banane secche e il latte americano nel bottiglione gigante? posso farmi anche uno zabaione?"), qualcuno è impaziente ("oh, oggi giocano usa e ghana, non esiste che noi siamo stati buttati fuori e gli americani vadano avanti!"), qualcuno è polemico ("cosa fazzamo tutti qui impalati?"), qualcuno è sfinito ("vi prego vi prego vi prego, dormiamo altri cinque minuti. dai dai dai... altri cinque minutini..."), qualcuno è felice ed emette ultrasuoni udibili solo da cani e delfini.
il primo sabato nella città di A ci si siede su un prato e improvvisamente ci si trova in mezzo a un gruppo di fricchettoni che ti prendono per mano e fanno un girotondo per l'energia pulita ("io con questi non mi mischio! hanno i piedi zozzi, l'ascella pezzata e l'estetica dell'alternativo puzzone. mi rifiuto di prenderli per mano. fallo tu il girotondo, se ti va. io vado a chiedere se qualcuno sa il risultato di usa-ghana" "dai, mister incredible, non fare lo snob. vieni! va be', io e lo hobbit piccolo andiamo, ciao"), mentre cantano in coro imagine, applaudendo e abbracciandosi ogni tanto.
il primo sabato nella città di A si va al mercato dei local hero, dove dei tizi, che pare siano eroi perché coltivano frutta e verdure biologiche nelle fattorie della zona, vendono teste d'aglio a 5 dollari l'una, catando pure loro imagine che deve essere la colonna sonora del sabato ad A.
mentre i local hero vendono i loro eroici prodotti sotto il sole, sotto un albero lì vicino un gruppo di tizi scalzi vestiti di bianco tira calci sincroni in aria, imitando i movimenti di un ragazzetto con i ricci che ha circa otto anni e innate doti di leadership, anche lui scalzo e vestito di bianco.
ed è solo il primo sabato ad A.
ps calcistico: mister incredible ha esultato per la vittoria del ghana e ancor di più per la sconfitta dell'inghilterra contro la germania. per l'occasione ha rispolverato un antico detto inglese che dice più o meno: football is a game played by eleven players a side and germany win.
venerdì, 25 giugno 2010
l'elasti-famiglia e bagagli pesanti quanto i tre hobbit sono partiti per il massachusetts. e sono arrivati nella città di A dopo circa 15 ore.
durante il viaggio:
- elastigirl ha conosciuto domiziana, romana, sgnacchera, secondo il giudizio analitico di mister incredible, fidanzata con un chirurgo plastico del new jersey, aviofobica, con chiome corvine e jeans elasticizzati. probabilmente aveva assunto sostanze psicotrope perché, di nove ore di volo roma-boston, ne ha dormite sette, nonostante la grande lotteria dei posti le avesse assegnato la fortunata area bambini-urlanti. le due ore di veglia le ha impiegate raccontando a elasti-rapita stralci di una vita sentimentalmente frenetica e sessualmente rovente, raccolta in una preghiera apotropaica che allontanasse il costante rischio di precipitare nell'oceano e mettendosi unghie e sopracciglia finte in onore del chirurgo plastico in attesa in aeroporto.
- mister incredible ha lanciato sguardi lubrichi a una venere bionda, inglese, algida e torbida. sembrava kate moss ma probabilmente non lo era perché kate moss non viaggia in classe economica. accompagnava come ragazza alla pari (ulteriore elemento che induce a ritenere che non fosse una trasgressiva e iper pagata icona della moda) una mamma americana con tre bambini. mister incredible ha ribadito la necessità di una au pair nell'elasti-ménage malgrado la suddetta venere abbia passato l'intera traversata immersa nella lettura dell'ultima fatica di fabio volo, senza degnare di uno sguardo le tre creature a lei affidate né tantomeno la loro devastata madre.
- lo hobbit grande, privo per l'occasione di ogni calmiere sul consumo televisivo, ha guardato il mago di oz, i robinson, wall-e e alcuni cortrometraggi animati sui pesci. la bulimia cinematografica lo ha reso inappetente e intrattabile. alla fine del viaggio sembrava mike tv, il bambino teledipendente di willy wonka e la fabbrica di cioccolato.
- lo hobbit piccolo ha dichiarato che in america avrebbe cambiato nome. "da adezzo il mi chiamo zohn, con la z di zilaffa". la storica decisione non avrebbe avuto conseguenze rilevantissime se il poliziotto del controllo passaporti ("e con i poliziotti americani non si scherza", come dice mister incredible) non avesse domandato "who's little hobbit?" e l'incosciente quattrenne non avesse risposto "io non sono lo hobbit piccolo, mai nem is zohn, zohn con la z di zilaffa e di cavaliele zedi".
- il placido microbbit è stato infilato da una geniale hostess in una bizzarra culla appesa alla parete davanti ai sedili dell'elasti-famiglia e ha deciso che quella sarebbe diventata la sua casa, il suo mondo, la sua famiglia, la sua fidanzata, il suo quartier generale. restituirla alla fine del viaggio non è stata impresa banale né tantomeno indolore.
mercoledì, 23 giugno 2010
"senti..."
"..."
"ehi?"
"..."
"mi senti?"
"..."
"puoi alzare la testa dal computer per quattro secondi?"
"eh? cosa? sì, scusa. dimmi"
"come mi sta?"
"è un vestito che hai da anni..."
"sì. ma dall'ultima volta che l'ho messo, nella mia pancia è transitato il terzo hobbit. allora? come mi sta?"
"bene"
"no, non devi dire 'bene', 'bene' non è un giudizio, è un escamotage. devi essere sincero e articolato. si vede la pancia? mi fa il sederone? posso portarlo nella città di A? posso metterlo? sono troppo ciccia? mi segna? eh? mi segna? se mi vedessi senza conoscermi cosa penseresti? che sono una coscettona? una matrona che vuole fare la ragazzina? ti voglio sincero e articolato"
"penserei: moh! che tôpa!"
"non fare il barese greve. sii sincero e articolato. allora?"
"penserei: moh! che femminone!"
"ok, ho capito, mi sta da schifo. e mi fa pure leggerina, come direbbe tua nonna, o zoccola, come direbbe tua sorella. il vestito lo lascio qui nell'armadio"
"voi donne non capite niente".
martedì, 22 giugno 2010
"io lo so. mi ricorderò di mettere in valigia il grattugia-mela e mi dimenticherò i passaporti, mi ricorderò la crema di mais e tapioca e mi dimenticherò il computer, mi ricorderò il lievito di birra e mi dimenticherò uno degli hobbit. questi bagagli mi danno l'ansia. non ho mai preparato valigie per tre mesi, non ho mai attraversato un oceano con tre figli tutti sotto gli otto anni, non ho mai..."
"smettila di angosciarti. sono due settimane che passi il tempo a fare elenchi: a qualcosa serviranno, no? e poi adesso io sono tornato. staremo insieme, tutti insieme fino a settembre. non sei contenta?"
"ne sei sicuro? tutti insieme così a lungo? non è mai successo. non è che a un certo punto fuggi nel wyoming, o nel sud dakota con la scusa di un convegno di economisti cowboy e marxisti?"
"tranquilla, se devo andare in sud dakota venite con me"
"ok. e l'automobile?"
"ah. dobbiamo affittarla. me ne ero dimenticato completamente!"
"ecco, appunto. ci ricorderemo i fazzolettini di carta e ci dimenticheremo gli estremi dell'assicurazione sanitaria, ci ricorderemo marìotereso, l'amico immaginario dello hobbit piccolo, e ci dimenticheremo i biglietti aerei, ci ricorderemo i gormiti e ci dimenticheremo di prenotare l'automobile"
"se ci prendessimo una yaris?"
"una yaris? siamo in cinque, abbiamo tre seggiolini tra cui un catafalco per il microbbit, quintali di bagagli... non ci staremo mai dentro una yaris"
"ah, perché? è piccola la yaris? dalla foto non si direbbe..."
tra tre giorni l'elasti-famiglia partirà per la città di A, grande è il disordine sotto il cielo.
lunedì, 21 giugno 2010
domenica mattina. ore 6,30. fuori piove. gli hobbit si sono svegliati e, impietosi e incuranti del sonno altrui, si sono trasferiti in massa nel lettone.
elastigirl fa finta di essere morta, mister incredible giace riverso con la testa coperta dal cuscino e la maglietta con la scritta 'da vicino nessuno è normale', lo hobbit grande canta ispirato una nenia ossessiva, lo hobbit piccolo parla al suo amico immaginario marìotereso con un telefonino spento, il microbbit tace e osserva perplesso, poi piega la bocca a mestolino e scoppia in singhiozzi.
lo hobbit piccolo interrompe bruscamente la sua telefonata ("scusa malìoteleso, z'è un emelzenza. ti devo lichiamale. zao") e si rivolge al fratello piangente.
"ehi tu! non pianzele. noi siamo la tua famiglia. non siamo mica degli sciagulati con i bottoni al posto degli occhi", esclama accorato.
il microbbit posa su di lui uno sguardo incredulo e si calma improvvisamente.
l'elasti-famiglia, rinfrancata e unita da una rinnovata consapevolezza di sè, può affrontare l'alba di un nuovo giorno.
giovedì, 17 giugno 2010
cose da fare prima di partire per la città di A:
- ritirare la pagella dello hobbit grande ("come sarà?" "mamma, sono bravissimo, tranquilla" "ne sei sicuro? le maestre al colloquio mi hanno detto che hai molte fidanzate ma hanno sorvolato sul tuo rendimento" "le maestre sono fatte così, mamma. ma tu non devi preoccuparti")
- andare dal dentista per lo hobbit grande ("mica mi toglierà l'apparecchio!" "forse sì!" "noooooo!")
- tagliare i capelli pazzi allo hobbit piccolo ("non vollai mica talliare i lizzoletti? poi non semplo più anakin skaiwalkel ma suo flatello pelato")
- comprare quintali di parmigiano ("guarda che lo troviamo anche in massachusetts...")
- comprare crema di riso, crema di mais e tapioca e altre porcherie per lo svezzamento del microbbit ("guarda che si trova tutto anche lì" "senti, stiamo parlando del microbbit, mica del gatto dei vicini. voglio che la sua prima pappa della vita abbia il sapore dell'ipercoop di sesto san giovanni")
- andare dalla dottoressa tic tic per un tagliando collettivo estivo degli hobbit ("ce la fai a venire?" "stai scherzando? una visita pediatrica per tutti e tre porta via almeno mezza giornata")
- fare la ceretta ("ti ricordo che nella città di A, la città dei vegani, degli omosessuali, dei marxisti, degli intellettuali marginali ed emarginati, degli insegnanti di yoga e degli psicoterapeuti, le donne sono orgogliose dei loro peli superflui e non si depilano mai")
- tagliare il carciofo ("le donne della città di A, nelle loro sedute di autocoscienza del mercoledì sera, si tagliano i capelli a vicenda, mentre cantano in coro we shall overcome").
mercoledì, 16 giugno 2010
mancano otto giorni alla partenza dell'elasti-famiglia per il massachusetts.
dopo essersi perforata un timpano l'anno scorso nella città di A e avere scoperto che, nelle strutture sanitarie americane, prima ancora di chiedere "dove ti fa male?", domandano "hai un'assicurazione?" e subito dopo "hai problemi di identità?", elastigirl si è un po' allarmata.
dopo avere saputo inoltre che per un intervento d'urgenza di appendicite alcuni sprovveduti amici, assicurati con una compagnia italiana, hanno dovuto anticipare 5.000 dollari in contanti e che la sutura di un taglio ne può costare, in un pronto soccorso qualunque (e non nel county general hospital di e.r.), circa 1.000, elastigirl è stata colta da ansia molesta.
"informati-informati-informati-informati", ordinava lei a mister incredible nelle ultime settimane, tutti i giorni, più volte al giorno.
"sì, elasti. non ti angosciare. mi informo", rispondeva lui, flemmatico e incosciente.
"ti sei informato? hai chiamato l'università della città di A? hai chiesto se hanno un'assicurazione per i docenti in visita e, soprattutto, per le loro numerose famiglie? eh? hai telefonato? hai telefonato? scommetto di no"
"e invece sì, donna di poca fede"
"bravo! e quindi?"
"possiamo avere un'assicurazione sanitaria americana che paga direttamente, senza bisogno di anticipare milioni di dollari per la tua otite perforante"
"e quanto costa?"
"100 dollari al mese per me, 100 dollari al mese per i tre hobbit insieme e..."
"?"
"per te... 600 dollari al mese"
"ma stiamo scherzando? la mia assicurazione costa sei volte la tua??? sei volte? e perché mai?"
"perché sei donna evidentemente"
"ma gli americani non lo sanno che noi donne siamo molto più resistenti di voi? e più sane, e più longeve... e più..."
"sì. ma sanno anche che una donna può restare incinta"
"e allora? e poi non ho alcuna intenzione di restare incinta. glielo hai detto? hai detto che abbiamo un microbbit di cinque mesi, che sto allattando e che tu hai bandito il numero quattro - quattro come quattro figli - da calendario e calcolatrice? gli hai spiegato che, in ogni caso, non vorrei partorire negli usa ma in italia, con il mio ginecologo del cuore che porta le birkenstock con le dita dei piedi che spuntano e che mi tratta malissimo ma di lui mi fido? glielo hai detto?"
"sì. ma a loro non importa niente. la tua assicurazione costa comunque quasi venti volte quella di ciascuno degli hobbit. cosa vogliamo fare?"
"assicuratevi pure voi maschi. io mi fidanzerò con un medico nella città di A, o con un assicuratore".