giovedì, 29 aprile 2010
ieri il microbbit ha assaggiato una mela, introducendo così un eccitante diversivo nella sua monotona dieta a base di elasti-latte. era grattuggiata. l'ha leccata diffidente, l'ha succhiata incuriosito, l'ha divorata entusiasta, ha singhiozzato disperato quando è finita. la fame atavica che contraddistingueva i suoi fratelli in fasce sembra non aver risparmiato nemmeno lui.
lo hobbit grande ieri sera si è fermato a cena dal suo amico matteo. ha mangiato pasta e fagioli, prosciutto e frittata. ha rifiutato la coca cola perché la voce della coscienza, inaspettatamente solerte, gli ha ricordato che è una bevanda off limits, ma ha accettato di buon grado aranciata amara e tè freddo su cui la selettiva coscienza ha preferito sorvolare. ha probabilmente raccontato ogni irraccontabile dettaglio dell'elasti-ménage ma, del resto, se lo fa la sua mamma su un blog pubblico non si vede perché non debba farlo lui in occasioni conviviali private.
"ma io a vent'anni come salò?", ha domandato lo hobbit piccolo durante la cena tête à
tête con elastigirl.
"sarai grande"
"in che senso?"
"come in che senso? sarai forte, grande, con le spalle larghe, i piedi lunghi, le manone e persino la barba che punge come papà"
"ma..."
"ma?"
"ma io, a vent'anni, salò un bel lagazzo?"
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categoria:hobbit
mercoledì, 28 aprile 2010
a milano c'è un posto piccolo con i muri colorati e le finestre affacciate su un giardino.
in quel posto, su una porta, hanno appeso una poesia, che inizia così:
piango fin che mi pare e piango più che posso.
piango perché non so parlare.
e a un certo punto dice:
piango perché ho caldo, perchè ho freddo,
perchè sto bene, ma non voglio darvi la soddisfazione.
e poi
piango perché per ora è la cosa che so fare meglio.
piango perché così creo un gran bel putiferio.
piango perché anche voi alla mia età piangevate.
non ricordo più perché ho iniziato a piangere...
...
piangere però non fa male, non si muore di pianto,
anzi se non piangessi morirei...
non è dante ma ti fa tirare un bel sospiro di sollievo, almeno fino al prossimo pianto.
in quel posto c'è una infermiera con i ricci e i capelli rossi che prende per mano te e in braccio il tuo bambino, che ti sorride e ti rassicura, che ti dice che va benissimo così e se ti sembra che non sia vero puoi tornare da lei tutte le volte che vuoi e lei te lo ripeterà all'infinito.
in quel posto ti insegnano ad allattare tuo figlio, a massaggiarlo, ti insegnano la consapevolezza e la fiducia e allontanano quell'essere tremebondo e imperfetto che incontri allo specchio ogni mattina.
lì c'è anche un pediatra che ti spiega perché sono utili le vaccinazioni e compila una cartella in cui c'è la vita del tuo bambino da zero a tre anni.
c'è un posto avvolgente e ospitale in cui sentirsi accuditi, un posto che funziona bene e accoglie tutti, un posto bello, aperto e gratuito.
si chiama consultorio pediatrico.
tra poco non ci sarà più. costa troppo. sarà mangiato da un "centro socio-sanitario integrato". e se ne sentirà la mancanza.
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categoria:sconforto
martedì, 27 aprile 2010
erano 18.
sono arrivati puntuali alle 14,30, paonazzi e ansimanti prima ancora di cominciare. si sono spogliati lanciandosi magliette, calzini e mutande, sfrenati e disinibiti.
si sono tuffati tenendosi per mano e per oltre un'ora hanno giocato nell'acqua alta come delfini ubriachi insieme a bamir, il domatore-istruttore.
sono usciti dall'acqua in fila indiana, grondanti e urlanti.
si sono rivestiti, in modo molto approssimativo, si sono asciugati i capelli, in modo ancor più approssimativo, e si sono avventati sulla merenda come chi non mangia da settimane. si sono rincorsi, lanciati una boa a mo' di pallone, rotolati sul linoleum, hanno cantato "tanti auguri a te" e divorato la torta, dimentichi dei quintali di focaccia, panini farciti e muffin ingurgitati poco prima.
sono stati invitati a lasciare la sala da bamir e si sono lanciati fuori come proiettili.
e quando avrebbero dovuto, intorno alle 18,00 accasciarsi al suolo esausti perché in teoria, ma solo in teoria, sono anche loro esseri umani, hanno chiesto in coro: "perché non andiamo tutti insieme ai giardinetti a giocare?".
lo hobbit grande e il suo amico emilio hanno festeggiato il loro compleanno nella piscina comunale, insieme ai loro compagni di scuola. si sono molto divertiti. loro.
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categoria:festa, hobbit
lunedì, 26 aprile 2010
incontrare un'amica dalla vita sentimentale burrascosa, un'altra con i capelli rossi, di cui lo hobbit piccolo è segretamente innamorato, una che un tempo era fricchettona e ora è una super manager, una mamma con una pancia abitata e un piccoletto con i ricci in braccio, un signore con una lunga barba che vorresti fosse tuo zio e uno con un sigaro che conosci da quando eri piccola.
trovare un nonno e scoprire che è appena ridiventato papà, un fratello e una cognata con la macchina fotografica e una fantastica maglietta rossa, la professoressa di chimica con un bastone e una giacca di tweed in un mondo a maniche corte. "io ero una partigiana, anzi, io sono una partigiana", dice senza riconoscerti.
vedere gino strada e la folla che si apre al suo passaggio e applaude in silenzio.
riconoscere afef, a braccetto con un tizio pelato, e domandarsi se passava di lì per caso o forse no.
accorgersi che un pastore tedesco con la maglietta di emergency sta leccando i piedi del microbbit che fa ginnastica sul suo passeggino, sentire lo hobbit piccolo dichiarare in metropolitana alla vicina di sedile "ma tu lo sai che bellucconi è ollibol man?", perché certi concetti in inglese diventano universali e guardare lo hobbit grande paonazzo, accaldato e felice che lecca un enorme gelato stracciatella, cioccolato e limone.
per una i cui attuali orizzonti sono il fondo del sacchetto dei pannolini lavabili, il percorso casa-scuola degli hobbit, la piscina comunale, l'ipercoop e i giardinetti con lo scivolo e l'altalena, un pomeriggio in manifestazione assume contorni epici.
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categoria:famiglia, amici, festa, hobbit
venerdì, 23 aprile 2010
elastigirl ha un blog in cui racconta quello che le viene in testa. quando lavora racconta del suo lavoro, quando sta con gli hobbit racconta di loro, quando è a casa in maternità racconta i pensieri, non sempre folgoranti, di una che passa le sue giornate con un microbo che mangia, dorme, ride e fa molta cacca.
elastigirl, nel suo blog, ha scelto di non reclamizzare pannolini, giocattoli, dentifrici, fasciatoi, biancheria intima sexy e stampanti perché questa è casa sua e generalmente nella propria casa non si appendono alle pareti cartelloni pubblicitari, per rispetto di se stessi e di chi viene in visita.
elastigirl desidera che questa casa, pulita e in ordine ma senza esagerare, sia un posto aperto, democratico, di confronto e scambio, senza censure che pure talvolta qualcuno auspica. 
elastigirl non pretende che tutti si amino perché questa non è una chiesa, ma preferirebbe che il veleno non scorresse a fiumi, gratuitamente, come fossimo su un campo di battaglia.
chi viene qui, immagina elasti, lo fa per piacere, per divertimento, per curiosità, nessuno ci viene per forza, per interesse, per coercizione. chi viene qui ed esclama "che luogo orrendo" e il giorno dopo ci torna e il giorno dopo ancora ci ritorna è un masochista.
chi racconta la propria vita, o almeno una versione di essa, in rete, è tendenzialmente aperto a godersi i commenti positivi e a lasciarsi travolgere da quelli negativi, augurandosi tuttavia lo stesso rispetto, la stessa buonafede e la stessa levità auspicabile nei rapporti umani fuori di qui.
elastigirl non risponde quasi mai ai commenti, pur apprezzandoli, perché non ne ha il tempo, perché alcuni le fanno passare la voglia, perché si mette già abbastanza in gioco nei post. in compenso risponde quasi sempre ai messaggi privati perché il confronto diretto, senza l'intermediazione di un palcoscenico, le interessa di più.
forse per qualcuno questo è un post incomprensibile, per altri inutile, per altri amaro, per altri arrogante, per altri una excusatio non petita.
elastigirl ha sentito il bisogno di scriverlo perché ogni tanto è necessario chiedersi perché? per chi? ne vale la pena?
e poi, in fin dei conti, questa è pur sempre casa sua e lei, come molti altri, ci fa un po' quello che vuole. 
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categoria:blog, autocoscienza
giovedì, 22 aprile 2010
"ehi, nano piccolo, che fine ha fatto marìotereso, l'amico immaginario che vive dentro il muro della cucina? è un po' che non racconti niente di lui. sta bene?"
"lassamo stale"
"cosa gli è successo?"
"è felito"
"ferito? chi lo ha ferito?"
"i nemizi lagni: zovannone e zelmanio"
"marìotereso ha due nemici ragni che si chiamano giovannone e germanio? strani nomi..."
"sono lagni, mica bambini"
"già, hai ragione pure tu"
"e cosa gli hanno fatto?"
"li hanno fatto un tallio glandissimo con le spadone. ma plopio glande, eh?"
"povero!"
"zà. ma adezzo ha solo una clostizina e le clostizine non fanno molto male. pel foltuna".
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categoria:follie, hobbit
mercoledì, 21 aprile 2010
ehi tu,
che mentre i tuoi fratelli vomitavano l'anima sulla milano-genova guardavi fuori dal finestrino come se appartenessi a un altro film,
che mentre noi mangiavamo la focaccia sulla spiaggia osservavi i tuoi piedi nudi con estremo interesse,
che ridi con la bocca aperta e gli occhi spalancati, ridi a un mondo che ti sembra meraviglioso, ai suoi abitanti tutti molto simpatici, ai cani che scodinzolano e a quelli che ringhiano, al passeggino, all'armadio, al computer spento. ridi, perché alla tua età la vita è innocua e tutta da ridere,
che fino a ieri ritenevi che la tetta fosse l'ombelico dell'universo e la assaporavi lento, con gli occhi chiusi per prolungare l'estasi di essere lì, proprio nel centro, nell'unico posto in cui valesse la pena vivere,
che oggi invece hai scoperto che lì fuori un mondo intero ti aspetta, che se chiudi gli occhi rischi di perderti qualcosa, che la mamma è una delle tante cose belle che la vita ti offre e che non puoi concederle dedizione e devozione totali.
ehi tu,
che stai crescendo, che non hai più quel profumo di zucchero filato dietro le orecchie ma un'altrettanto sorprendente puzza tra le dita dei piedi, che lanci urla di battaglia per il piacere di ascoltarti, che parti in missioni esplorative con dita grassocce che ancora non comandi per bene, che non si capisce a chi somigli ma non è molto importante,
volevo informarti che tra poco non sarai più un bebè, ma un bambino vero.
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categoria:maternità, hobbit
martedì, 20 aprile 2010
si svegliava prestissimo, tutte le mattine, sabato e domenica compresi, tirava su le tapparelle e spalancava le finestre, anche quando faceva freddissimo. a volte usciva sul balcone, avvolta nella sua vestaglia bianca, scrutava con occhio clinico le sue piante, tra cui c'eranoo rose bianche che si arrampicavano sul davanzale. elastigirl a volte era un po' invidiosa di quel tripudio di fiori che a casa sua si sarebbero suicidati nel giro di 48 ore.
una cresta di capelli bianchi e ricci le incorniciava il viso squadrato, raramente sorridente. era alta, imponente e dritta come un fuso. dava l'idea di forza quieta, di energia a riposo.
era vedova. "suo marito morì di crepacuore l'ultima volta che gli entrarono i ladri in casa", raccontò un giorno un vicino di casa che diceva un sacco di cose, non necessariamente suppprtate dall'evidenza empirica.
era riservata, solitaria. forse aveva un figlio, probabilmente un nipotino.
con elastigirl aveva parlato una sola volta in quattro anni, nonostante fossero dirimpettaie e ogni tanto si facessero ciao con la mano, quando, insieme, alzavano le tapparelle all'alba. "ho lavorato tutta la vita", aveva detto.
stamane ha traslocato. sotto il suo balcone c'erano due enormi camion rossi e una scala. lei era affacciata alla finestra e guardava pensierosa la sua poltrona a fiori che veniva calata giù.
strano affezionarsi a una sconosciuta. strano sentirsi traditi perché non aveva detto niente. che so, un preavviso, tipo "cara elasti-dirmpettaia, volevo dirle che vado a vivere con mio figlio, o in campagna o a new york o ad arenzano pineta".
elastigirl avrebbe voluto chiederle "dove? perché? è contenta?" e invece le ha solo fatto ciao dalla strada, mentre usciva con lo hobbit grande per andare a scuola. strano avere nostalgia di un'estranea. strano che abbia lasciato le sue rose rampicanti sole sul balcone vuoto.
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categoria:storie, vicini di casa
lunedì, 19 aprile 2010
"è un posto meraviglioso!"
"ti piace?"
"è bellissimo. guarda che vista dal terrazzo! e la spiaggetta laggiù! dobbiamo andarci subito. e il paesino là in fondo... che meraviglia. ma questo a picco sul mare cos'è? il ristorante??? no! e possiamo cenare lì per festeggiare? a picco sugli scogli? tu, io e i tre hobbit?"
"no, solo tu e io. i tre hobbit no"
"scusa, e dove li lasciamo? e soprattutto con chi?"
"tu non preoccuparti. è la tua festa... ci pensa il p.s."
"ah già, il problem solver... dimenticavo"
"allora? sei contenta?"
"stra-contenta. è un posto fichissimo. lo conoscevi già?"
"no, ma il p.s. ha i suoi informatori"
"senti, p.s., a te piace qui?"
"... sì, bello. in certi punti mi ricorda bitonto..."
"bitonto??? ma a bitonto non c'è nemmeno il mare"
"a me ricorda bitonto".

mister incredible, nella sua veste di problem solver, per celebrare gli elasti-40 anni, ha portato la consorte e gli hobbit in una casetta arancione dentro un parco di fronte al mare, con un giardino per giocare, dei sentieri per camminare, una spiaggetta deserta di ghiaia e di scogli e il lusso di valentina diolabenedica, la baby sitter, in trasferta a sorpresa per il rotondo compleanno. grazie a lei, elastigirl si è concessa una cena romantica, una colazione al bar con i giornali, una passeggiata mano nella mano con il suo p.s. preferito e la sveglia alle 8,30 (e magari qualcuno non si rende conto che le 8,30 di una madre media di bimbi piccoli medi equivalgono alle 11,45 di un single medio e gaudente).
gli hobbit hanno raccolto sassi e conchiglie, si sono bagnati i piedi, le gambe, i pantaloni, la maglietta e i capelli in questa progressione dal basso in alto, hanno mangiato quintali di focaccia e hanno vomitato tutto il vomitabile sul tratto di curve della milano-genova rendendo l'automobile, come direbbe il nonno A, "uno scariazzo di cani". ma elastigirl era di ottimo umore e dell'automobile non gliene è mai importato un granché.
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categoria:famiglia, festa, vacanza
giovedì, 15 aprile 2010
sette come i nani di biancaneve, come i vizi capitali e le meraviglie del mondo, come i giorni della settimana, come gli ingredienti della crostata, come i samurai, come i re e i colli di roma, come i fratelli per le sette spose, come le note musicali.
sette come i tuoi anni domani.
abbastanza per leggere i cartelloni per la strada, le targhe delle automobili e i libri piccoli della biblioteca in stampatello e in corsivo, per scrivere i nomi dei tuoi compagni di scuola, una lettera a babbo natale e la canzone del pirata nel vecchio cimitero sul tuo quaderno dei segreti, per apparecchiare e sparecchiare.
troppi per winnie the pooh, la pimpa e per i barbapapà, per chiedermi di vestirti la mattina, per non sapere fare il nodo alle scarpe, per tenermi la mano davanti ai tuoi amici e per farci le coccole fuori dalla nostra privata intimità, almeno tu così mi hai detto.
pochi per bere il caffè, accendere un fiammifero, usare il coltello seghettato e il telefono cellulare, stare a casa da solo, darti arie da grand'uomo, essere il maschio alfa supplente dell'elasti-famiglia.
a te, hobbit grande, con i capelli a casco di banana e gli occhi blu che ancora mi chiedo come sia possibile, con l'aria sognante e i piedi per terra, che quando sei arrivato, sette anni fa, hai trovato una sprovveduta e le hai insegnato a fare la mamma,
buon compleanno.

ps: elastigirl si rende conto che a lungo andare tutte queste celebrazioni e questi festeggiamenti e queste dediche vengono a noia e che qualcuno potrebbe pure dire "mo' basta!", ma non è colpa sua se in una settimana si concentrano i tre quinti dei compleanni familiari.  Comunque, passato sabato, mo' basta sul serio.
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categoria:festa, hobbit