venerdì, 30 ottobre 2009
ehi tu,
che stai qui dentro, stretto, compresso e irrequieto ma nel complesso a tuo agio perché laggiù è comunque casa ed è l'inizio e la fine del tuo piccolo universo, l'unico che tu conosca.
che non ho avuto tempo, energie o coraggio di immaginare, che l'unica volta che ti ho sognato avevi i capelli rossi e mangiavi solo carne di cavallo cruda e assomigliavi a un cucciolo di drago più che di uomo.
che non riesco ad afferrare, su cui non riesco a concentrarmi, a cui non parlo e non canto e non faccio nemmeno ascoltare mozart che, pare, ti farebbe diventare più intelligente.
che sei qui, proprio al centro di me che vengo risucchiata da forze centrifughe.
che ho desiderato con struggimento e prepotenza, a dispetto della razionalità, del quieto vivere, dell'autoconservazione, di chi domanda "ancora? ma sei pazza?"
che non sai come sarà dopo, quando uscirai, ma non lo so bene nemmeno io.
che nel momento stesso in cui verrai a galla sarò io ad annegare nel tuo gorgo senza scampo, che mi prenderai la testa, il cuore e il sonno.
che sarai diverso da tutti gli altri e mi sembrerai ugualmente straordinario o magari di più, e completamente matto perché è questo che dicono dei terzi figli.
ehi tu,
anche se ogni tanto ti sembro distratta, anche se ancora non ci siamo parlati per bene, anche se a volte ti chiedi chi te lo faccia fare di uscire da lì, sappi che ti sto aspettando, ogni giorno di più, e che qui fuori il mondo non è affatto male.
la tua mamma, quella che sta intorno al tuo universo rotondo.
mercoledì, 28 ottobre 2009
- gli elfi della casa editrice che ha pubblicato l'elasti-libro l'hanno invitata a pranzo e le hanno detto: "elasti, da oggi la tua dieta sarà philadelphia light e yogurt greco con il 2% di grassi. noi mangiamo così e vedi come siamo in forma. tu mangi carne, uova, pesce e carboidrati e guarda come ti sei ridotta, con quella enorme pancia. non puoi certo pensare di scrivere un altro libro nel tuo stato"
- in redazione la sostituisce patsy kensit, bionda cantante inglese che un giorno, circa 20 anni fa, ebbe un incidente con la spallina del reggiseno mentre si esibiva a sanremo nell'indimenticabile will you remember e per questo ha marchiato a fuoco l'immaginario erotico degli adolescenti degli anni '80. "non ci manchi affatto, elasti", ha scritto in un sms il collega G, adolescente negli anni '80.
- mister incredible le telefona da londra comunicandole che la rivoluzione proletaria è finalmente scoppiata. il focolaio, le spiega, è nell'east end, alla fermata della metropolitana bethnal green. "di fronte alla rivoluzione non c'è vincolo familiare che tenga. bisogna spezzare le catene. ci ritroveremo un giorno, forse, quando il capitalismo sarà stato rovesciato e la classe operaia sarà al potere. addio moglie. bacia i bambini", dice prima di riagganciare.
- nonna J e suo marito artù hanno adottato sei fratellini cambogiani, tra i due e i dieci anni. "nella nostra famiglia mancava un bambino. adesso siamo finalmente appagati. saranno la nostra ragione di vita", annunciano garruli.
- marìotereso, l'amico immaginario dello hobbit piccolo, gli ha regalato un cane, precisamente un mastino napoletano, non immaginario.
- il microbbit è uscito dalla pancia: pesa 5,7 kg, ha i capelli rossi, è allergico al latte materno e si nutre solo di carne di cavallo, meglio se cruda.
sarà colpa del congedo maternità, della protratta assenza di mister incredible , chiuso in una stanza polverosa dell'università di londra ormai da giorni insieme a un economista marxista giapponese workaholic, della proverbiale inquietudine notturna delle gestanti, dei placidi ritmi casalinghi, ma nelle ultime 48 ore l'elasti-attività onirica ha toccato vette finora inesplorate.
martedì, 27 ottobre 2009
è la prima mattina del primo giorno dell'elasti-congedo maternità.
bip bip
sms dal collega G
ehilà! già ci manchi... credo. un po' come i personaggi che lasciano le serie tv. all'inizio pensi che non sarà più lo stesso. poi ti abitui.
lunedì, 26 ottobre 2009
pensava che un po', almeno un po', si sarebbe intristita.
che avrebbe ripulito la cassettiera, la scrivania, la casella di posta elettronica e il desktop del suo computer in preda alla malinconia.
che avrebbe sorseggiato il caffé del bar lì sotto - quello del barista gigi che un giorno le disse "ho fatto pensieri impuri su di lei", scatenando, invece che sdegno e sconcerto, un inaspettato picco di autostima - nella rassegnata consapevolezza che da domani ci sarà solo brodaglia casalinga.
pensava che quel posto, al centro dell'open space, dove anche la telefonata a mezzavoce al ginecologo e la fugace visita al forum delle eco-mamme che dibattono di pannolini lavabili e carote bio diventano patrimonio collettivo, le sarebbe entrato nel cuore, alla lunga.
pensava che avrebbe vissuto con struggimento l'ultimo feroce assalto mattutino ai giornali della mazzetta, l'ultima corsa selvaggia al dorso di finanza del sole, o al buongiorno di gramellini.
pensava che le chiacchiere in bagno con le colleghe-amiche l'avrebbero ancorata a quel pavimento di linoleum.
pensava che abbracciare e baciare tutti quanti e dire "ciao, me ne vado per un po', mi ritiro a covare il mio terzo hobbit che nascerà a natale e a stare un po' con i due già fuori che ora mi aspettano per festeggiare", l'avrebbero fatta sentire sola e lontana da un mondo pulsante e operoso.
e invece questa sera, quando è uscita dalla redazione ed è entrata in congedo maternità, elastigirl era così felice che, insieme alla sua pancia abitata e alla sua incontenibile goffaggine, si sarebbe messa a ballare e a cantare al centro della carrozza della metropolitana che la riportava a casa.
domenica, 25 ottobre 2009
"cosa leggiamo questa sera?"
"mottlilia"
"il libro di mostrilia?"
"sì, dai"
ci sono due topi, pelorosso e pelogrigio che stanno chiacchierando sulla riva di un fiume. pelogrigio è convinto che i bambini di oggi siano tutti degli imbranati e dei rimbambiti e che non sappiano fare assolutamente niente. mentre discutono del rincitrullimento delle nuove generazioni, arrivano anna e andrea, due ragazzini che decidono di salire su una barca ormeggiata lì vicino.
pelogrigio, per metterli alla prova, taglia con i denti la corda che tiene legata la barca e anna e andrea finiscono in mezzo al fiume, alla deriva.
pelorosso è furibondo con il suo amico topo che si sta rendendo conto di avere fatto una vera idiozia.
la barca, spinta dalla corrente e dalle onde, approda sull'isola di mostrilia, chiamata così perché abitata da un orribile e gigantesco mostrillo che assomiglia un po' a un drago e un po' a un dinosauro e che comunque è cattivissimo.
i due piccoli naufraghi, intirizziti e impauriti, non si perdono d'animo e, un po' aiutati, a loro insaputa, dai due topi, un po' da soli, accendono un fuoco, pescano, cucinano e mangiano un pesce e costruiscono una capanna in cui si rifugiano quando arriva un violento temporale.
pelorosso e pelogrigio sono preoccupatissimi ma anche ammirati dalla capacità dei due bambini di provvedere a se stessi.
è notte e diluvia, anna e andrea si addormentano nella capanna, il mostrillo si avvicina affamato ma, grazie alla pioggia battente, non sente l'odore dei due bambini e si allontana ruggendo per la delusione.
i due topi sono terrorizzati perché sanno che, non appena smetterà di piovere, il mostrillo si accorgerà della presenza di anna e andrea e li divorerà in un sol boccone.
è l'alba, in sogno pelorosso e pelogrigio hanno detto ai due bambini che devono scappare immediatamente e loro sono pronti a partire con la barca. ma arriva il mostrillo assetato di sangue. anna e andrea si imbarcano, il mostrillo li insegue e sta per afferrare anna con i suoi artigli quando andrea fa una manovra velocissima, la barca sfugge al mostrillo che perde l'equilibrio e finisce con lo spaventoso muso nell'acqua.
anna e andrea tornano sani e salvi dai loro genitori. pelogrigio deve riconoscere che i bambini di oggi sono svegli e in gamba quanto quelli di ieri.
"sempe bella quetta mottlilia"
"già, la storia di mostrilia è proprio bella, hai ragione"
"la tolia siamo noi"
"siamo noi? in che senso, nano?"
"io sono pelolosso, mio flatello è peloglizo che ha baiato, tu sei anna e papà è andlea" (= io sono pelorosso, il topo arguto, saggio e simpatico, mio fratello è pelogrigio, il trombone, provocatore, pieno di pregiudizi e combinaguai che alla fine però si rende conto degli errori, chiede scusa e torna sui suoi passi. anna sei tu e il suo amico-fidanzato andrea è papà)
"capisco. e il mostrillo chi è?"
"be', è nolmale. il mottrillo è il flatellino in panza tua!" (= che domande sciocche, mamma. mi sembra evidente: il mostrillo, orrida creatura minacciosa e un po' tonta, è il microbbit, al momento prigioniero nella tua pancia e quindi innocuo, ma presto tra noi, pronto a spiegare la sua potenza distruttrice contro voi due naufraghi poveracci).
giovedì, 22 ottobre 2009
"mamma, cosa vuol dire 'omofobia'?"
"omofobia? dove l'hai sentito?"
"boh, non so. da qualche parte. tu lo sai cosa vuol dire?"
"ehm..."
"se non lo sai non importa, lo chiedo alla maestra"
"no, no, per carità. so cosa vuol dire ma ho bisogno di cinque secondi per pensare"
"uno-due-tre-quattro-cinque! ecco. spiegamelo"
"allora... tuo fratello è innamorato di francesca, la mamma è innamorata di papà. giusto?"
"sì, ho capito. questa è l'omofobia?"
"no, aspetta. la mamma e il papà sono di sesso diverso e anche tuo fratello e francesca"
"ovvio"
"ma non è per forza sempre così. anche persone dello stesso sesso si possono innamorare. un uomo può innamorarsi di un altro uomo e volere vivere con lui e dividere con lui la cucina, il bagno, la scarpiera e l'armadio. una donna può innamorarsi di un'altra donna e farle le coccole e i grattini. insomma, ognuno ama un po' chi gli pare. sono scelte libere. sei d'accordo?"
"mmmmh... sì"
"però ci sono persone che pensano che non sia giusto, che hanno paura di chi fa scelte d'amore diverse. questo si chiama omofobia. gli omofobici odiano chi non è come loro, odiano gli uomini che amano gli uomini e le donne che amano le donne. perché pensano che non sia normale. ma normale è una parola che spesso non vuole dire niente. chi può dire cosa è normale e cosa no? non esistono i normali. tu ti senti normale? la mamma e il papà, che pure sono una femmina e un maschio sposati, ti sembrano sempre normali? quel pazzo di tuo fratello che parla con marìotereso dentro muro della cucina e ama francesca è normale?"
"be', io, tu, il fratellino e marìotereso siamo normali. quasi sempre almeno. quindi stiamo belli tranquilli. è papà quello che mi preoccupa di più..."
martedì, 20 ottobre 2009
"ehi nano, cosa ci fai qui? è notte, torna a dormire in camera tua"
"non potzo. il mio letto è putzone di pipì"
"no! hai fatto di nuovo pipì a letto?"
"sì"
"ma perché? ormai sei un bambino grande. vieni che ci spogliamo, ci laviamo un po' e ci mettiamo un pigiama pulito"
"che non putza"
"certo, un pigiama che non puzza, ci mancherebbe"
terminate le operazioni essenziali di ripristino del decoro hobbit, elastigirl e la sua pancia abitata arrancano verso il lettone.
"io devo stale con te"
"va bene. ma dormi"
il nano piccolo si incunea tra le ormai prominenti elasticurve e sviene, aderente come il domopak, sudaticcio e trionfante.
sono le quattro.
elastigirl pensa al microbbit lì dentro, pensa che a un certo punto dovrà inevitabilmente uscire e non sarà affatto piacevole ma non c'è scampo perché non si può restare per sempre uno nell'altra come matrioske. e mentre si angoscia sulla sua kafkiana condizione di contenitore imprigionato nel suo contenuto e la gravidanza perde ogni poesia e assume contorni sinistri, tunf tunf, tunf! con una sincronia degna delle gemelle kessler, lo hobbit piccolo scalcia da fuori e il microbbit da dentro. elastigirl si sente soffocare, inspira ed espira, tenta senza successo l'autoipnosi e il training autogeno e finalmente si addormenta, sognando una esperienza extracorporea.
sono le 7,15. a colazione.
elastigirl è l'ombra di se stessa, gli hobbit invece sono in grande forma.
"mamma..."
"dimmi, nano grande"
"noi, io e mio fratello, ti vorremmo...un po' più..."
"un po' più?"
lei si guarda dentro e fuori: stravolta, coperta da un enorme camicia da notte blu, modello nonna abelarda, un paio di pantofole etniche e i capelli a carciofo. più che una donna, un disastro.
"ti vorremmo un po' più tamarra!"
"sì, un po' più tamalla!"
"e cosa dovrei fare per essere tamarra, come piace a voi?"
"tatuarti un cuore, rosso, bello grande, da qualche parte"
"dovrei tatuarmi un grande cuore rosso? e dove?"
"in faccia, per esempio"
"sì, col cuole in fazza salesti molto calina".
lunedì, 19 ottobre 2009
"batta! sono allabbiato con te" (= ohibò, la misura è colma. mi hai esasperato. sono furibondo)
"dai, non fare il pazzo e torna a giocare"
"no! io mi fazzo li fatti mei. tu fatti li fatti tui" (= non cercare di abbindolarmi con quel sorrisetto ipocrita e non assumere quell'aria di superiorità che detesto e lo sai. lasciami solo. ognuno per sè, dio per tutti. la sola tua presenza mi opprime)
"sei solo un esagitato"
"ho detto batta. e da ozzi tu non sei più mio flatello" (= ho detto che ne ho abbastanza di te. e ti dirò di più: da oggi non sei più mio fratello)
"..."
"da ozzi tu sei mio cuzino" (= da oggi sei stato retrocesso al miserabile rango di cugino. e con questo ho detto tutto).
domenica, 18 ottobre 2009
a emma piacciono soltanto uomini con almeno 20 anni più di lei. i coetanei sono una palla, dice. ha un destino di amante ma adesso è stufa. emma adesso vorrebbe un bambino.
davide aveva capelli corti, occhiali e l'andatura dinoccolata di superpippo. suonava la chitarra e scriveva canzoni ma aveva studiato economia e commercio e il suo papà voleva per lui un futuro da manager. ora non porta più gli occhiali, ha capelli lunghi e anarchici e l'aura del santone. "abbraccio donne - racconta - e cambio le loro vite. per lavoro". a chi gli chiede se fa l'escort lui risponde: "non proprio. ballo il tango e mostro vie inesplorate a chi ha voglia di scoprirle". va in tivvù e fa seminari. presto scriverà un libro.
valentina ha una figlia di otto anni che soffre indicibili pene d'amore. "mamma, non puoi capire quanto soffro. la mia vita senza di lui non ha alcun senso. voglio morire", dice rotolandosi in lacrime sulle piastrelle della cucina. valentina sta pensando di rivolgersi a uno specialista.
kappa non è potuta venire. è nelle filippine con il suo fidanzato. stanno facendo un corso intensivo di combattimento con armi bianche. "imparo a sferrare colpi mortali in grado di uccidere l'avversario. il mio maestro si chiama supreme master e ha 70 anni. non so se mi interessa veramente tutto ciò. ma ormai sono qui e i filippini sono un popolo meraviglioso", racconta via mail. del resto, per amore si fa questo ed altro.
alessia è scesa nel pozzo nero della malattia del suo bambino e ne è risalita, piano piano, riportandolo su con sè, stretto per mano. "dopo il pozzo la vita ha altri colori e pochissime cose ti fanno ancora paura", dice.
simone è innamorato. della sua compagna del liceo, della giornalaia, della vicina di casa, della cassiera al cinema e della sua analista. è innamorato anche della signorina che sta per svoltare l'angolo e di quella che incontrerà domattina in metropolitana. ma lui è sempre stato così e nessuno ci fa più caso.
"sto sfiorendo", dice elena che non è mai stata così bella ma non lo sa.
quando si sono conosciuti avevano quindici anni. sono stati vicini e lontani, hanno percorso strade parallele, opposte e divergenti. ogni tanto si perdono ma si ritrovano sempre. ieri hanno festeggiato i 40 anni di uno di loro. sono gli elasti-amici.
giovedì, 15 ottobre 2009
attento, preciso, affettuoso, sereno, serio - persino troppo - simpatico, riflessivo, interessato, intelligente, spiritoso, socievole, gentile, beneducato, bello.
se al primo colloquio della prima elementare le maestre descrivono il tuo primogenito con i testuali, succitati aggettivi, significa che:
a. tuo figlio è una creatura unica e straordinaria. del resto lo avevi sempre sospettato
b. il tuo bambino è in balia di due pazze mitomani che hanno individuato in lui il piccolo buddha e aspettano un tuo momento di distrazione per rapirlo e portarlo in bhutan
c. le due signore mentono sapendo di mentire, ma ti hanno vista pallida, incinta, stravolta e provata dalla vita e ti tengono buona, nell'attesa di chiamare i servizi sociali
d. si tratta di una lista standard di aggettivi, identica per ogni scolaro, adottata in tutte le scuole elementari della comunità europea. si usa al primo incontro per illudere i genitori e farli stare buoni, almeno per un po'. è una tecnica antica ma evergreen
e. è stata un'allucinazione
f. sei l'inconsapevole cavia di un esperimento della ministra mariastella che, convincendo i genitori che i loro bambini sono geniali e non necessitano di istruzione, procederà all'eliminazione dell'inutile scuola primaria, risolvendo così in modo strutturale l'annoso problema del deficit pubblico
elastigirl tuttavia si è fermata al punto a. ed è uscita dalla scuola dello hobbit grande con un sorriso ebete stampato in volto, meditando sull'eccezionale perspicacia e l'acuta sensibilità di quelle due adorabili signore.