giovedì, 30 aprile 2009
Il centro per la cultura ebraica dell'università della città di A ha organizzato su un prato del campus una grande festa in cui l'elasti-famiglia si è casualmente imbattuta.
c'erano spiedini kosher, birra kosher, pretzel, studenti che fumavano narghilè non kosher, musica a tutto volume, un coro a cappella, un campo di pallavolo e un tappeto gonfiabile per fare i salti.
poi si è fatto silenzio. ed è arrivata lei, scalza e seminuda. la belly dancer, la ballerina di danza del ventre.
tutto si è fermato, tranne i tamburi e la sua pancia.
ha ballato sul prato, facendo tintinnare le monetine intorno alla vita e i bracciali alle caviglie, lasciva e sensuale.
poi ha preso il microfono e ha detto che aveva bisogno di un partner per continuare il suo spettacolo.
e gli studenti con la kippah in testa, gli occhialini e l'aria da intellettuali, sono arrossiti e hanno abbassato gli sguardi.
“come on guys, let's dance together. It's easy!”, su ragazzi, balliamo insieme, è facile, diceva lanciando occhiate ammiccanti al pubblico.
nessuno si faceva avanti e l'imbarazzo cresceva.
silenzio, spiedini kosher sulla griglia e imbarazzo.
poi un piccolo hobbit si è tolto le scarpe, le calze e la felpa. ed è rimasto in jeans, maglietta, guanti verdi, piedi nudi e ricci scomposti.
ha guardato serio, con i suoi occhi tondi, la ballerina e le si è avvicinato.
“io e l'eloe chivalà voliamo ballale” (= io e il mio amico immaginario più impavido, l'eroe chivalà, vorremmo ballare. perché il ritmo ce lo abbiamo nel sangue e non conosciamo freni inibitori. hai chiesto un cavaliere? siamo qui in due. adesso fai partire i tamburi che siamo venuti apposta).
lo spettacolo è potuto proseguire senza intoppi.
mercoledì, 29 aprile 2009
"mamma, ormai sono grande. ho sei anni e non mi puoi più chiamare hobbit sul tuo blog. sono stufo anche di elastigirl e mister incredible. ogni tanto bisogna cambiare. fa bene a tutti"
"hai già pensato a come dovremmo chiamarci tutti quanti da oggi in poi?"
"certo. io sono wolverine, il papà è il ciclope e tu sei la moglie del ciclope"
"e tuo fratellino?"
"lui è uno pelato che controlla il cervello delle persone".
ps per chi non lo sapesse wolverine è un x-man con poteri rigenerativi e tre artigli estraibili dal dorso delle mani. pare sia nato da una relazione extraconiugale tra sua madre, poi rinchiusa in manicomio, e il giardiniere.
martedì, 28 aprile 2009
arrivano al parco della città di A: lei davanti, sicura e scattante, lui dietro, ciondolante e svogliato.
lei scruta il prato circospetta alla ricerca del posto migliore, lui attende passivo la scelta della sua signora.
lei individua uno spiazzo verde immacolato sotto una quercia e lancia un'occhiata complice a lui che annuisce.
viene steso un lenzuolo bianco e lindo, sui cui si siedono, composta e rigida lei, rilassato e disinibito lui.
lei estrae da un sacchetto una bibita a testa, con ghiaccio, forse cappuccino freddo o magari Baileys, e una scatola di bocconcini di pollo fritti e ketchup.
sono le sei di pomeriggio e, nel new england, è ora di cena.
i due si preparano al picnic e sorseggiano con la cannuccia il loro beverone, occhi negli occhi.
lei si lava le mani con uno di quegli spray disinfettanti, considerati qui un bene di prima necessità, che uccidono tutti i germi e ti rendono asettico come un bisturi di sala operatoria. tira fuori una forchetta di plastica dal sacchetto e infilza un bocconcino per volta. uno a me, un a te, uno a me, uno a te e adesso un sorso di sbobba marrone altrimenti i chicken nuggets si inchiummano a metà strada, come direbbe mister incredible il barese.
ogni tanto lei sorride intenerita e gli sussurra “I love you honey” o “I am so happy to be here with you, sweetheart”, mentre lo imbocca con la loro unica forchetta.
lui la guarda, con i suoi grandi occhi liquidi e ottusi, inclinando la testa in segno di apprezzamento ed emettendo gemiti di piacere ad ogni boccone di pollo e ketchup.
quando hanno finito, lei pulisce, getta i rifiuti in un cestino, ripiega il lenzuolo, lo ripone nella sua borsa rosa e si incammina verso la macchina, con lui, il suo bulldog, al guinzaglio.
domenica, 26 aprile 2009
gli anni scorsi l'elasti-famiglia andava in manifestazione.
quest'anno, nella città di A, è andata a un barbecue, ospite di una famiglia di economisti marxisti originari del midwest.
dopo due bloody mary, tre margarita e due bicchieri di vino rosso californiano, la padrona di casa cucinava hamburger e salsicce, conversando amabilmente con i suoi ospiti. elastigirl al suo posto si sarebbe accasciata priva di sensi dentro il sacco della carbonella.
venerdì, 24 aprile 2009
può capitare che guidando l'automobile in affitto con i sedili auto-riscaldantisi, in direzione supermercato sulla route 9 della città di A, due hobbit sul sedile posteriore si diano mazzate.
può capitare anche che gli hobbit siano angelici, ma tu provi l'improcrastinabile necessità di controllarti il sopracciglio destro o la punta del naso.
può capitare di orientare verso il basso lo specchietto retrovisore.
può capitare di accorgerti troppo tardi che il suddetto specchietto è dotato di 14 minuscoli pulsanti, corrispondenti a 14 funzioni ignote.
può capitare di avere premuto inavvertitamente l'unico pulsante rosso.
può capitare che una voce proveniente dallo specchietto ti informi che questa è una chiamata di emergenza, che devi mantenere la calma e che presto un operatore verrà in tuo soccorso.
può capitare che ormai il processo sia irreversibile e che schiacciare gli altri 13 pulsanti non serva a nulla se non ad aumentare la tua ansia.
può capitare che ti si annebbi la vista, che gli hobbit ripetano ossessivamente “cosa succede mamma-cosa succede mamma?” e che tu abbia dimenticato non solo l'inglese ma anche la tua lingua madre.
può capitare che in preda all'agitazione cerchi di cambiare le marce della macchina automatica provocando un infernale stridìo.
“sono l'operatrice 2.742. respiri normalmente e mi spieghi con calma qual è la sua emergenza”.
e pensi che in questo momento un'automobile sta andando a fuoco, una betoniera sta perdendo il calcestruzzo lungo l'autostrada e una signora incinta in travaglio avanzato sta disperatamente schiacciando il pulsante rosso per avere aiuto.
e l'operatrice 2.742 non può rispondere, per colpa tua che non riesci nemmeno a spiegarle che è stato un terribile errore che, lo prometti, non si ripeterà mai più.
giovedì, 23 aprile 2009
ore 8,30:
- uno hobbit grande viene colto da crisi isterica perché ha perso la gara con il fratello treenne a chi si metteva prima le scarpe
- il suddetto treenne prende un asciugamano, lo butta dentro il gabinetto e, ricordandosi improvvisamente che in casa non c'è la lavatrice, si fa una grassa risata
- elastigirl non trova niente di meglio da fare che disintegrare a mani nude il power ranger verde
- il vicino, attratto dalle urla beluine provenienti dall'elasti-casa con il tetto rosso, tira fuori preventivamente il suo fucile a canne mozze dal cassetto della cucina.
da alcuni dettagli si evince che nemmeno nella città di A si fanno particolari sforzi per reprimere i propri lati oscuri.
mercoledì, 22 aprile 2009
"carini i tuoi bambini"
"grazie"
"che lingua parlano?"
"italiano"
"come si chiamano?"
"hobbit grande e hobbit piccolo"
"ah"
"già"
"sei una madre ansiosa?"
"boh, un po', come tutte le madri italiane. ma non patologica direi"
"in italia siete ossessionati dai germi?"
"no, non particolarmente"
"soffrite di dermatite atopica?"
"qualcuno, ma non tutti"
"siete ossessivi?"
"no, non più di altri"
"e allora perché i tuoi figli non si tolgono mai i guanti?"
gli hobbit stanno giocando con un trenino nella sala dei bambini della biblioteca pubblica della città di A. il piccolo porta i soliti guanti verdi di lana, il grande un paio di guanti da sci, azzurro cielo.
cara signora, che mi chiedi a cuor leggero se sono ansiosa o ossessiva, perché voi americani siete così, diretti come treni e curiosi come scimmie. sappi che no, non sono una germ freak come dite voi. e nemmeno i miei figli lo sono.
è che gli hobbit sono qui da nemmeno un mese e sono stati catapultati in un asilo delle libertà in cui si mangia lo yogurt con le mani e si ascolta il proprio respiro. non parlano inglese, fatta eccezione per qualche espressione inutile come 'time to clean up' e 'i like chocolate ice cream'. sono finiti nel mezzo del nulla, perché il loro papà è un economista marxista, e qui ce ne sono tanti, e la loro mamma ha pensato che passare un po' di tempo tra gli scoiattoli statunitensi potesse essere una buona idea e poi, per eccesso di entusiasmo, si è perforata un timpano sotto l'implacabile pioggia di questo paese. sono circondati da persone che fanno loro domande a cui non sanno rispondere. giocano con bambini sconosciuti e hanno festeggiato i loro compleanni lontani dal loro mondo, in un aprile che sembra novembre.
non sono diventati devianti, come avrebbero potuto frequentando l'asilo delle libertà, non si svegliano di notte, non si lamentano, non sbattono la testa contro il muro, non chiedono di tornare a casa.
hanno solo sviluppato una maniacale dipendenza dai guanti, che chiamano glafs così potete capirli pure voi che spesso li guardate interrogativi. i guanti sono la loro coperta di linus, li proteggono e li rassicurano. i guanti sono innocui e un po' antiestetici, soprattutto quelli da sci, ma certamente non li riparano dai germi, verso cui, al contrario, provano una certa attrazione.
martedì, 21 aprile 2009
questa settimana nella città di A è spring break che significa che le scuole sono chiuse, compresa la Reggio Preschool degli hobbit, e il vento ha ricominciato a soffiare e la pioggia a cadere dopo giorni di illusoria tregua.
elastigirl ha pertanto abbandonato il caffé nel bosco, accanto alla ferrovia dove andava a lavorare la mattina, condividendo la solitudine con due vecchini in tuta che giocavano a scacchi e uno studente che lavorava a maglia, e ha optato per gelide mattinate con gli hobbit ai giardini.
gli hobbit sono creature duttili e si sono rapidamente abituati ai rigori della primavera nel new england. "basta avere le mani coperte e non c'è problema", sostiene lo hobbit grande affrontando seminudo le intemperie. "voio i miei guanti veddi paffavole" (= datemi per cortesia i miei guanti verdi, irrinunciabile accessorio che qui in america ha sostituito il pupazzo pippo. in inglese gloves, pronuncia glafs), esclama il piccolo con le guance livide e i ricci al vento, mentre elastigirl, coperta come un palombaro barbella spingendo l'altalena.
"ciao. da dove vieni?", chiede una signora in calzoncini corti.
"dall'italia"
"wow", risponde sbadigliando.
si chiama tracy ed è la mamma di simon.
"sono cinque anni che non dormo. simon soffre di pavor nocturnus e si sveglia fino a venti volte a notte"
"pavor nocturnus?"
"esattamente. hai letto thomas mann? simon è come hanno buddenbrook, l'ultimo discendente della dinastia. quello gay, che muore di tifo".
abituarsi agli abitanti della città di A è ancora più arduo che abituarsi all'assenza della primavera.
lunedì, 20 aprile 2009
tornando alla città di A da boston, nell'automobile con i sedili in simil pelle, il cambio automatico e gli alettoni:
"oggi dentro di me c'è qualcosa che non va, che proprio mi turba e mi fa stare un po' male", dice lo hobbit grande, guardando la corsia di sinistra fuori dal finestrino.
"devi gomitale?", chiede il piccolo, piedi scalzi e mani coperte dai guanti di lana verdi, guardando la corsia di destra, fuori dal finestrino.
"non fare domande stupide"
"vuoi sentile le mie lime?"
"no, non me ne importa nulla delle tue rime. ti ho detto che oggi sono turbato"
"mi paze-non mi paze!"
"mi piace-non mi piace non è una rima"
"è una sonantza?"
"no, non è nemmeno un'assonanza. è una scemenza"
"vuoi sentile un'antla lima?"
"dimmela"
"ambeli-fioli"
"alberi-fiori non è una rima"
"allola senti: cacca-cacca, putza putza. quette sono belle lime"
"mamma, mio fratello nel cervello non ha le rotelle, come noi. ha dei pezzi di legno che girano al contrario. che tristezza"
ps grazie infinte ai bostoniani, per l'ospitalità, il calore, la generosità, la pazienza e l'immensa tolleranza. accogliere l'elasti-famiglia per un fine settimana non è impresa da poco.
domenica, 19 aprile 2009
è figlio di un ebreo russo da cui ha ereditato i capelli rossi, ora radi e imbiancati.
è stato un geniale allenatore di pallacanestro e in vent'anni ha vinto oltre 900 partite. è stato anche dirigente della national basketball association.
è quello che si dice un uomo di successo.
sta fumando un sigaro, seduto su una panchina, come faceva quando la sua squadra vinceva una partita.
guarda nel vuoto, rapito e un po' perplesso.
lo hobbit piccolo gli si avvicina, gli sfiora la gamba e gli fa un timido, complice sorriso.
poi si siede accanto a lui, posandogli la testa sul braccio, con insolita confidenza.
"ekko malìoteleso" (= ho il piacere di presentarvi marìotereso, il preferito tra i miei numerosi amici immaginari. l'interlocutore più arguto, il compagno più fidato. certo, ha un pessimo carattere, come me del resto, e spesso ci troviamo in disaccordo. talvolta litighiamo e non ci parliamo per giorni. ma gli voglio bene, come a un fratello).
marìotereso, che vive nel muro della cucina ed è venuto in america insieme all'elasti-famiglia, viaggiando nello schienale del sedile dell'aereo, ha finalmente un volto, un corpo e un sigaro.
il mondo lo conosce come red auerbach, morto nel 2006 e oggi statua di bronzo, al quincy market di boston.