martedì, 31 marzo 2009
"we live in the middle of nowhere", dicono gli abitanti della città di A e se lo dicono loro, che stanno nel mezzo del nulla, vuol dire che è vero.
nel mezzo del nulla ci sono boschi, stagni, strade su cui sfrecciano buffi camion gialli e neri e una vicina di casa che ti invita al conversation circle, gruppo di autocoscienza tra immigrate, rigorosamente donne, nella biblioteca pubblica.
nel mezzo del nulla se non hai l'automobile fai fatica persino a comprare il pane e ti trovi a camminare sotto la pioggia per chilometri, anzi miglia, con due nani ciondolanti, tra il bosco e camion gialli e neri, alla ricerca della fermata di un autobus fantasma.
"nella città di A sono tutti marxisti e ci sono autobus gratuiti, guidati dagli studenti, che ti portano ovunque", aveva detto mister incredible, sovrastimando enormemente il servizio di trasporto locale.
il signore che noleggia le automobili nella città di A accetta solo clienti con la patente dello stato del massachusetts e si irrita alla sola visione di una patente italiana.
poi qualcuno ha evocato hasem, studente pakistano che per mantenersi agli studi ha un traffico, pare lecito, di auto usate. "voglio venirvi incontro. vi vendo un'auto e ve la ricompro quando partite. è semplice e veloce", ha detto al telefono.
"ma come? e l'immatricolazione? l'assicurazione? la motorizzazione?", ha chiesto elastigirl in preda al panico.
"ci penso io, mi ci vuole mezza giornata. parli con suo marito e mi faccia sapere", ha risposto serafico.
"domani parto per chicago", ha annunciato mister incredible, prima ancora che elastigirl potesse esporle il dossier hasem.
"per chicago???"
"già, vado a un convegno"
"veniamo anche noi!"
"lo escludo. devo essere concentrato e voi mi deconcentrate"
"ma non puoi lasciarci qui, in the middle of nowhere, con la pioggia, il supermercato più vicino lontano quattro miglia e senza lavatrice"
"sarà solo per cinque giorni"
"ma come? mi lasci qui da sola a trattare con lo studente pakistano che traffica in auto usate? mi lasci qui da sola con due hobbit e gli scoiattoli?"
"lo sapevi che sarei andato al convegno"
"lo avevo rimosso. sai che sono bravissima nella rimozione"
"vedrai, quando tornerò ti avranno fatto cittadina onoraria della città di A"
elastigirl aveva invano sperato che nella città di A le sarebbe passata la colite.
domenica, 29 marzo 2009
l'elasti-famiglia è arrivata nella città di A, nel new england.
"bella passezzata! bello potto l'amelica. mani diamo a bolonia?" (= niente male questa escursione transoceanica durata circa 15 ore. l'america è un posto grazioso. ma non stiamo ora qui con le mani in mano. cosa sono quelle occhiaie e quei musi lunghi? non sarete mica stanchi? proporrei una gita a bologna domani. che ne dite, amici?), ha chiesto lo hobbit piccolo, fresco come una rosa, appena varcata la soglia della nuova casa.
nella città di A le case sono di legno colorato, con il tetto spiovente, la veranda e una sedia a dondolo per fermarsi pensare. a volte, appesi all'ingresso, ci sono dei pendagli decorativi di metallo che con il vento tintinnano come nei film dell'orrore.
il bosco circonda la città e si insinua tra una casa e l'altra, portando con sè nugoli di enormi scoiattoli.
c'è un gran silenzio ad A e le vie si chiamano pleasant street, amity road, main street, pine street e cherry street, come solo a topolinia e forse in qualche gioco di società.
le porte delle case rimangono aperte e quando hai bisogno di chiamare qualcuno entri direttamente in salotto, senza bussare, semplicemente girando una maniglia.
nella città di A i vicini ti danno la mano appena arrivi, e il giorno dopo ti sorridono e si ricordano il tuo nome e quello dei tuoi figli, mentre tu fatichi persino a ricordarti la loro faccia.
nella città di A ieri era primavera e tutti andavano in giro con le infradito e la canottiera, mentre oggi non ha mai smesso di piovere ed elastigirl ha il raffreddore e vorrebbe starsene a letto a sentire il picchiettio delle gocce sul tetto rosso, sopra la sua testa.
sabato, 28 marzo 2009
durante l'interminabile viaggio verso la città di A, lo hobbit grande si fonde con il televisorino dell'aereo e recupera anni e anni di privazioni televisive e di cartoni animati negati. alla settima ora di volo ha lo sguardo spento e vuoto e ha perso l'uso della parola.
lo hobbit piccolo raggiunge invece il record mondiale di logorrea. parla per 20 ore consecutive. quando non parla canta. quando nessuno gli dà retta parla con lo schienale del sedile dell'aereoplano.
"scusa nano, ma con chi parli?"
"con i miei amizi"
"i tuoi amici?"
"sì, li ke stanno nel mulo della cuzina e 'desso sono sull'aeleo con me" (= certo, i miei amici immaginari che risiedono stabilmente dentro il muro della cucina, con i quali ho un quotidiano e irrinunciabile scambio di opinioni ed esperienze. viaggiano con noi sul volo british airways, compressi dietro di me. tanto sono abituati a stare scomodi)
"ah. e come si chiamano questi amici?"
"malìoteleso, il sinnore de la flutta, l'eloe kivalà, maliatelesa e li folmiki" (= marìotereso, quello con cui periodicamente ho degli insanabili diverbi, il signore che ci porta la frutta biologica, che è la mia guida spirituale, l'eroe chivalà, perché un eroe in viaggio può sempre tornare utile, mariateresa, perché in questa bella compagnia si sente la mancanza di una presenza femminile, e le formiche, che sono animali piccoli e maneggevoli, facili da trasportare).
mister incredible fa il capo gita, divora qualsiasi porcheria propini la compagnia di bandiera britannica, seguendo il motto barese "sta pagato" (è gentilmente offerto e pertanto si consuma, a prescindere da cosa sia) e si prepara spiritualmente all'incontro con gli economisti marxisti americani.
elastigirl vede il film di clint eastwood, si identifica con una dolente angelina jolie, si infuria contro la polizia di los angeles degli anni '30 e piange tutte le sue lacrime perché qualcuno ha rapito walter, il suo unico figlio.
giovedì, 26 marzo 2009
se ti svegli all'1 di notte, ti alzi di scatto, corri in cucina, afferri il bloc notes e aggiungi a un elenco già interminabile:
stracci per la cucina,
se torni a letto e mezz'ora dopo, sguardo vitreo e volto terreo, senti nuovamente l'impellente necessità di tornare in cucina e vergare sul bloc notes:
tampax e test di gravidanza,
se questa attività compulsiva si ripete ogni notte, dalle tre alle quattro volte, e la pagina del bloc notes si riempie di filo interdentale e colluttorio, calze antiscivolo, libro dei barbapapà, lievito di birra e parmigiano, cioccolata spalmabile per gli economisti marxisti, mutande, quaderno a righe, passaporti, tachipirina e mille altri articoli più o meno inutili e più o meno sensati,
tutto questo può significare tre cose, non necessariamente autoescludentesi:
1. che il tuo sistema nervoso sta andando in pezzi
2. che il tuo equilibrio psichico sta andando in pezzi
3. che è arrivato il momento di preparare le valigie e partire.
l'elasti-famiglia domani all'alba partirà.
poiché mister incredible quando viaggia si trasforma da barese in inglese, vola solo british air e fa sempre scalo a londra, che la sua destinazione sia tokyo, città del capo o bari, l'elasti-famiglia prenderà un aereo per heathrow. bivaccherà un po' all'aeroporto, si imbarcherà nuovamente e, dopo sette agili ore e 25 rapidi minuti, atterrerà a boston. là un economista marxista americano automunito e di buon cuore preleverà i quattro passeggeri e in due ore circa li condurrà, probabilmente ormai cadaveri, nella ridente città di A, dove in questo momento ci sono due gradi centigradi, forti raffiche di vento e piove.
martedì, 24 marzo 2009
nonna J due settimane or sono si è sposata con il suo fidanzato artù.
"ho l'ansia", diceva i giorni prima del sì.
"è normale, mamma", rispondeva elastigirl.
"ho la tachicardia"
"è abbastanza normale"
"ho l'eczema, l'herpes e l'ipertensione"
"non è normalissimo, ma vedrai che passa"
"ho anche un po' di cervicale e secchezza delle fauci"
"mamma... ma tu sei sicura che ti vuoi veramente sposare?"
"certo! perché me lo chiedi?"
il giorno del matrimonio nonna J era garrula e raggiante.
niente più eczema, né herpes, né cervicale. la tachicardia si era trasformata in batticuore, l'ansia in eccitazione e la cervicale in euforia.
soltanto alla lettura del secondo comma dell'articolo 143 del codice civile, nonna J ha avuto un fremito.
quando il consigliere comunale ha dichiarato:
dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell'interesse della famiglia e alla coabitazione, nonna J, deglutendo, ha alzato la mano, ma nessuno se ne è accorto.
a cerimonia finita, mentre gli hobbit lanciavano il riso ad artù, nonna J ha avvicinato il consigliere.
"mi scusi, sa. io vivo a milano, artù nel suo castello tra i monti. cos'è questa novità dell'obbligo alla coabitazione dei coniugi?"
"non è una novità, signora. era già presente nel codice civile del 1942..."
"ah..."
"sta bene, signora?"
"abbastanza grazie. mi è soltanto tornato improvvisamente un fastidioso eczema, per non parlare della secchezza delle fauci..."
"vado a parigi", ha annunciato due giorni dopo.
"con artù?"
"ma no, ti pare?"
"be', è tuo marito..."
"già, ma abbiamo bisogno di un po' di indipendenza prima del viaggio di nozze in aprile"
"se lo dici tu..."
è tornata dalla ville lumière con una pompa da bicicletta tascabile per elastigirl (nonna J è piuttosto fantasiosa nella scelta dei regali), due bacchette magiche per gli hobbit e la bronchite.
"ti dispiace se dormo da te in questi giorni che mister incredible è via? sai, non sto molto bene e potrei esserti utile con i bambini...", ha chiesto piantando il suo spazzolino da denti come una bandiera nell'elasti-bagno.
caro artù,
lo so, bisogna avere molta pazienza con nonna J, ma sappiamo entrambi che in fin dei conti è una ragazza d'oro.
ti ho concesso la sua mano, ma evidentemente non è bastato.
adesso, caro artù, ti autorizzo anche a venire a prelevarla qui a wisteria e a portartela via, dove vuoi tu.
quando torno, voglio trovarvi sereni, senza eczema, senza herpes, senza cervicale, con la pressione minima a 80 e la massima a 120 e, soprattutto, sotto lo stesso tetto.
lunedì, 23 marzo 2009
elastigirl ha incautamente fatto una ricerca su google.
sgomenta, telefona a mister incredible, a londra.
"pronto. ciao sono io. se ti dico meno nove cosa pensi?"
"meno nôve? e c' sacc'?", risponde lui che prima che economista, prima che marxista, prima che marito e padre, è barese.
"prova a dire"
"senti elasti, ora non posso. sto facendo ricevimento studenti e in questo momento di fronte a me ho quattro disperati in preda al panico che domani hanno l'esame"
"va be', te lo dico io. meno nove, anzi nôve come dici tu, è la temperatura odierna alle ore 11 a.m. nella città di A, nel massachusetts, dove trascorreremo le prossime cinque settimane tu, io e quelle due creature innocenti dei nostri figli"
"mô!"
"non fare il barese che sei davanti ai tuoi studenti"
"tanto sono pakistani e non capiscono".
negli ultimi mesi elastigirl e mister incredible hanno trovato una casa con la veranda e la sedia a dondolo come nei film americani, hanno trovato un asilo steineriano antroposofico e vegano per gli hobbit, la piscina comunale, il posto dove vendono la frutta e quello dove affittano le biciclette, la biblioteca pubblica e la stazione degli autobus. hanno persino trovato la fabbrica di sciroppo d'acero.
e non si sono accorti che la città di A, oltre ad essere una roccaforte dell'ossimoro "marxismo a stelle e strisce", è un avamposto dell'alaska.
domenica, 22 marzo 2009
sabato sera. a casa di amici.
sul divano.
"piacere, mi chiamo hobbit, hobbit grande"
"piacere, io mi chiamo giovanni e sono il papà di quel bambino piccolo che sta giocando sul tappeto"
"carino il tuo bambino piccolo"
"grazie"
"bella festa"
"bellissima festa"
"bella musica"
"molto bella"
"sai una cosa?"
"dimmi, hobbit grande"
"in questa festa io sono il più grande dei piccoli, tu però sei il più vecchio dei grandi".
mentre lo hobbit grande veniva rapidamente congedato da giovanni, lo hobbit piccolo si ingozzava di focaccia e chiedeva alla festeggiata dove fossero i puzzle, la cioccolata e il letto, avendo deciso di stabilirsi in quella casa per sempre.
giovedì, 19 marzo 2009
"sai, nano piccolo che in america dormirai in un letto senza le sbarre come i grandi?"
"ma in amelica zi sono li letti?" (= mi stai dicendo che nel posto dove andiamo ci sono i letti come da noi? no, perché io voglio essere informato. perché io sono un ragazzo diffidente e pure un po' conservatore. perché l'america potrebbe essere qualunque cosa: una piattaforma petrolifera al largo dell'iraq o una base spaziale della nasa orbitante intorno a marte o l'igloo dove vive il pinguino pingu con sua sorella pinga...)
"certo che ci sono i letti. e tu dormirai in un letto grande"
"sentza pannolino?"
"se vorrai potrai dormire senza pannolino"
"in amelica non zi sono li pannolini?"
"sì, in america ci sono anche i pannolini per chi li vuole"
"e li libli? e li pasel di babbapapà? e li zoccolati?" (= e i libri, i puzzle di barbapapà, la cioccolata? ci sono quelli in america? perché, ne converrai, sono tre variabili che misurano il grado civilità di una nazione)
"penso di sì"
"allola io lesto qui" (= allora grazie. ma non vengo. resto qui. perché mai dovrei scomodarmi, affrontare un viaggio infinito, il jet lag, il controllo passaporti, l'alienazione del diverso in terra straniera, una dieta ricca di grassi polinsaturi e monodigliceridi? perché mai dovrei subire tutto questo? per cosa? per trovare un letto, un pacco di pannoli, qualche libro e forse un puzzle di barbapapà e della cioccolata? andate voi, se ci tenete. poi mi raccontate).
mercoledì, 18 marzo 2009
da: collega G
a: colleghi-amici
oggetto: teen dinner
è la moda del momento a manhattan. i quarantenni dell'upper class newyorkese si riuniscono per la 'teen-dinner', una cena in cui banchieri, avvocati di successo, broker e professori universitari mostrano le loro foto di quando andavano al liceo.
lo facciamo anche noi?
vi aspetto a casa mia, con le immagini di quando eravate adolescenti, brufolosi e nerd.
elastigirl qualche giorno fa è andata alla teen dinner a casa del collega G - che abita a lambrate, nord-est milano, e non a manhattan, downtown new york, ma fa lo stesso - e ha scoperto:
- che la collega S quindicenne si vestiva da bacio perugina e posava davanti all'obiettivo come un'attrice degli anni '50.
- che la collega C, attuale incarnazione dei sogno erotici del padrone del bar sotto l'ufficio, portava occhialoni e apparecchio ai denti.
- che il collega M a 16 anni aveva mèches biondo platino. naturali, dice lui.
- che la collega A era identica ad ora, tranne le treccine da pippi calze lunghe.
- che il collega P è l'unico a possiedere foto digitali della sua adolescenza ed è pertanto troppo giovane per una teen dinner
- che la collega B era una siciliana procace, mentre ora è una silfide milanese.
- che il collega G, a soli 14 anni, aveva spalle da lottatore e addominali a tartaruga ed è forse per mostrare gli antichi fasti che ha organizzato tutto questo.
da quella sera tuttavia lavorare gomito a gomito in redazione con il bacio perugina, la bocca metallica, il biondo naturale, pippi calze lunghe, la maggiorata e mister muscolo regala qualche brivido in più.
ps per dovere di completezza: elastigirl aveva portato una fotografia che la ritraeva a 14 anni insieme al suo primo amore, un biondino piacentino quindicenne che la sedusse in agosto e la abbandonò in settembre. sorrideva spavalda, ignara che tre settimane dopo lui le avrebbe detto "non ti amo più" e lei, per l'incontenibile dolore, avrebbe vomitato l'anima ai suoi piedi.
martedì, 17 marzo 2009
alla presentazione bolognese dell'elasti-libro c'era una tri-mamma, con una grande pancia abitata da un quarto hobbit in arrivo. aveva l'aria placida e distaccata di chi non si perde nelle miserie quotidiane avendo missioni più alte da compiere.
"ma tu, con i tuoi figli, non ti trasformi mai in strega? perché a me succede spesso. tu no, tu non hai la faccia di una che si trasforma", ha detto a elastigirl.
se mi trasformo? se divento una strega?
certo che sì.
divento una strega e urlo, urlo tanto che i vicini mi sentono, che se lo sapesse nonna J, mia madre, convinta che i figli siano tutti come ero io, in bilico tra santa maria goretti e pollyanna, aggrotterebbe le sopracciglia, esclamerebbe 'che orrore!'" e chiamerebbe l'assistente sociale.
urlo tanto che se mi avesse vista la mia nonna sara, atea, ebrea, comunista, composta e controllata come poche, avrebbe perso i sensi, incredula e smarrita.
urlo arrabbiata, esasperata, sfinita.
urlo come una strega.
divento una strega quando loro chiedono mille volte la stessa cosa, quando non ascoltano, quando sono prepotenti e protervi, quando prevaricano, quando non rispettano, quando se ne fregano, quando sono sola e non ce la faccio.
divento una strega e vorrei solo che tacessero e si facessero piccoli piccoli, più di quanto già non siano, annientati dalla mia furia.
divento una strega e non mi riconosco.
divento una strega e faccio paura a me prima che a loro.
anche io mi trasformo qualche volta, e un po' me ne vergogno.
sapere che ti trasformi pure tu, tri-mamma con la pancia abitata, mi fa sentire meno sola. e meno pazza.