giovedì, 26 febbraio 2009
"ciao nano, sono tornata a casa presto. andiamo a fare un giro ai giardini?"
"no mamma. non mi va di uscire questo pomeriggio"
"ma come, nano? fuori c'è il sole, magari incontriamo i tuoi amici..."
"grazie ma preferisco stare qui, a pulire le cime di rapa con papà"
a suo tempo, nessuno si premurò di informarla.
ma se elastigirl avesse saputo che fare figli con un barese avrebbe portato a questo, forse prima di concedersi a mister incredible avrebbe fatto qualche riflessione in più.
mercoledì, 25 febbraio 2009
"se lo dico sembra che voglia fare la splendida. e tutto mi sento meno che splendida"
"e allora non dirlo"
"se non lo dico sembra che voglia fare quella noncurante, la snob che se ne frega o, peggio, fa finta di fregarsene"
"e quindi?"
"quindi non lo so. dammi un consiglio. lo devo scrivere o non lo devo scrivere?"
"ma che ne so? ma che mi importa? devi fare quello che ti senti. certo che ti sei rimbecillita parecchio. non hai niente di meglio a cui pensare?"
"non mi sei di nessun aiuto"
"va beh, lo dico io. sei arrivata a due"
"due cosa?"
"due milioni di visite. e allora?"
"allora niente. era solo così, per dire".
non è che sia poi fondamentale effettivamente. le cose fondamentali nella vita sono altre e altrove.
ma mi sembrava una buona occasione per dire grazie, a tutti quanti, che siete passati di qui questo spropositato numero di volte.
martedì, 24 febbraio 2009
la mamma di sofia ha gli occhi blu e i capelli ricci. è bionda e stralunata, sorridente e stupita, come alice nel paese delle meraviglie.
la mamma di sofia è andata alla riunione di presentazione della scuola elementare che frequenterà lo hobbit grande a settembre e, come elastigirl, si è innamorata del dirigente con la barba, quello che dice di volere una scuola accogliente, aperta e formativa "che introduca a quell'esperienza di libertà che nasce dall'incontro con la cultura”.
la mamma di sofia, come elastigirl, ha sospirato languida per quasi due ore, seduta a uno dei tavolacci nella mensa scolastica con il bancone per il self service.
come elastigirl, pendeva dalle labbra di quel signore che pareva uscito dalla scuola di barbiana e alla fine dell'incontro era convinta che nessuna mariastella avrebbe potuto scalfire l'integrità romantica e impermeabile di un uomo così.
"ho scoperto una cosa terribile", ha annunciato qualche giorno fa la mamma di sofia. "la via dove abitiamo non appartiene al bacino di utenza della scuola del signore con la barba. sofia rischia di dovere andare in un'altra scuola, dove c'è un dirigente senza barba, senza carisma e senza passione", ha spiegato costernata, con la voce rotta e gli occhi sgranati.
"e quindi?"
"quindi devo trovare una soluzione".
stamane elastigirl ha incontrato la mamma di sofia.
"allora?", le ha chiesto.
"tutto a posto. ho inviato il modulo di iscrizione. il dirigente con la barba sarà costretto ad accettarlo", ha detto trionfante.
"in che senso, scusa?"
"nel senso che ho preso un sacchetto profumato di lavanda"
"lavanda?"
"certo! la lavanda purifica, cicatrizza, favorisce la circolazione e l'espettorazione, ha proprietà sedative su mal di testa, crampi intestinali, vomito e singhiozzo, fluidifica la bile e aiuta il fegato. insomma, la lavanda è un miracolo"
"ma..."
"io ho strofinato il sacchetto di lavanda sul modulo di iscrizione, sulla richiesta per la refezione scolastica e sulle foto di sofia. poi ho messo tutto in una grande busta, a sua volta precedentemente strofinata con vigore"
"e adesso?"
"adesso il signore con la barba non può dirmi di no".
la magia non è trovare una panacea, capace di proteggerti dalla riforma della scuola, dai peli superflui, dall'acidità di stomaco e dal pozzo nero che ti inghiotte quando ti distrai.
la magia è trovare la fiducia per crederci.
per questo sofia, la sua mamma e la lavanda arriveranno dove il dirigente scolastico nemmeno si immagina.
lunedì, 23 febbraio 2009
che ci sopporti, ci osservi sorniona e non ci giudichi,
che non prendi troppo sul serio mister incredible e sei solidale con me, di una solidarietà complice e discreta,
che giochi con gli hobbit con un talento naturale, che li guardi con gli occhi dell'affetto, che ti lasci blandire dalle avances del grande e sedurre dallo sguardo severo del piccolo,
che organizzi eroici pomeriggi invitando nani a merenda nell'elasti-casa e non ti scomponi se si rotololano sulle piastrelle della cucina urlando come ossessi.
a te,
che sai esattamente cosa vuoi, tenace fino all'autodistruzione, solida e concreta,
che ti sei risollevata a testa alta, con dignità e coraggio, per amore della vita e di chi ti ha lasciato troppo presto,
che ami le caramelle gommose e la focaccia, che stai diventando grande, che a maggio ti sposerai.
a te,
che sei la colonna portante della mia famiglia, oltre che della tua,
che se qualcuno mi chiedesse di scegliere tra te e mister incredible non saprei cosa rispondere,
a te, valentina diolabenedica,
che sei un gran donna, anche se forse non lo sai,
buon compleanno.
e grazie
elasti
domenica, 22 febbraio 2009
“pronto, sono io, la tua cugina preferita, quella che vive in germania, quella con cui facevi le gare di rutti a 12 anni”
“non ho mai fatto gare di rutti”
“cugina, non rinnegare il tuo passato”
“va beh. qual buon vento?”
“sono in italia con i miei nani tedeschi e devo chiederti un favore”
“dimmi”
“vorremmo venire a trovarvi, per 36 ore”
“ma certo! che bello. sono felice di stare un po' con i nani tedeschi”
“ecco, appunto. me li terresti?”
“in che senso?”
“su facebook ho ritrovato i miei compagni delle elementari e abbiamo organizzato una rimpatriata sabato. mi tieni i nani mentre io mi sollazzo con dei tizi che non vedo da quasi trent'anni?”
“beh, sì certo. ma...”
“naturale che ci staranno volentieri con te. sono tedeschi e i bambini tedeschi non si fanno tutte le menate abbandoniche dei bambini italiani”
“ok. ma...”
“tranquilla, mangiano qualsiasi cosa. bevono acqua gassata e questa sera eccezionalmente possono avere un po' di cioccolato o qualsiasi porcheria tu voglia dare loro”
”ottimo. però...”
“dimmi cugina, chiedimi quello che vuoi”
“i nani tedeschi... parlano la nostra lingua? ecco perché se parlano solo tedesco, io non so se...”
“stai serena. allora? posso andare alla rimpatriata dei compagni delle elementari incontrati su facebook?”
“ok”
“grazie, cugina. sapevo che non mi avresti delusa”
l'elasti-famiglia si è temporaneamente arricchita di una hobbit femmina di due anni e mezzo con le treccine e di uno hobbit maschio di sei, entrambi tedeschi.
dopo un'oretta di anarchico vandalismo, mister incredible ha richiamato all'ordine i nani intrattenendoli con la visione del video della canzone “vieni a ballare in puglia”.
il cuginetto maschio tedesco ha rotto il religioso silenzio per chiedere a mister incredible: “zei tu qvello?”, indicando caparezza. inutile dire che la risposta è stata "certo, piccolo" e che il suddetto cuginetto ha guadagnato 10.000 punti con solo tre parole e un punto interrogativo.
“io zauna fare voghlio”, ha anunciato la hobbit con le treccine.
“la sauna???”
“zerto. zauna fare voghlio io”
poiché la richiesta è rimasta inevasa a causa della carenza di infrastrutture nell'elasti-casa, la piccoletta ha annunciato che aveva fame.
“tra poco ceniamo”
“fame io!”
“mi dispiace, ho solo questi cavolfiori bolliti”
“pozzo io prendere uno?”
“... se ti piacciono...”
la hobbit tedesca ha divorato cavolfiori con l'ingordigia e il gusto con cui tutti gli altri hobbit divorano biscotti al cioccolato.
complessivamente l'incontro tra culture è stato pacifico, amichevole, a tratti esilarante e fisicamente piuttosto impegnativo.
una volta messi a letto i quattro nani, prima di crollare sopraffatto dalle fatiche della giornata, mister incredible, a commento di questa arricchente esperienza multiculturale, ha dichiarato: "sappi, elasti, che se un giorno avremo un terzo hobbit e tu farai anche solo un accenno a un eventuale numero quattro, io sparirò di casa per una settimana"
"beh, non è molto diverso da quello che fai regolarmente"
"non ho finito! se il numero quattro verrà evocato una seconda volta, io sparirò per un mese"
"..."
"e se per caso avrai l'ardire di parlarne una terza volta, io sparirò per sempre".
mercoledì, 18 febbraio 2009
l'esperimento linguistico sui due hobbit prevede, oltre a un padre barese che parla con loro in inglese, la visione di film rigorosamente ed esclusivamente in lingua originale.
le povere creature sono pertanto convinte che dvd e videocassette non esistano in lingua italiana e che il doppiaggio sia una pratica sconosciuta nel nostro arretrato paese.
non è chiaro se lo stato di catalessi ipnotica e l'ottusa fissità dello sguardo che contraddistinguono le sedute cinematografiche domestiche siano imputabili alla magica attrazione esercitata dalla televisione o piuttosto al disorientamento di chi ascolta inebetito suoni cacofonici in un idioma incomprensibile.
qualche tempo fa l'elasti-famiglia si è dedicata con enorme soddisfazione alla visione di nanny mcphee (o tata matilda per i fortunelli che non sono cavie di un esperimento linguistico). da allora lo hobbit grande quotidianamente richiede una dose di quella che è diventata la sua droga.
"beh, nano. è la sesta volta che vedi questo film. ormai capisci tutto, no?"
"mah..."
"sì, dai. avrai imparato un mucchio parole in inglese..."
"insomma... qualcuna"
"bene, nano. sono molto orgogliosa di te"
"mamma..."
"dimmi, tesoro"
"sai che fart vuol dire scoreggia?"
martedì, 17 febbraio 2009
per mesi, forse per anni, lo ha sfinito.
lo ha blandito dipingendo irreali quadretti di serena pace domestica, di perfetta felicità, di idillio paradisiaco.
lo ha stordito di parole, promesse, eroiche dichiarazioni di amore e di intenti.
lo ha esasperato con piagnistei, ricatti, sceneggiate.
gli ha teso agguati nel buio, lo ha interrotto nel bel mezzo della lettura di 'marxism and democracy', lo ha colto alla sprovvista durante un'equazione differenziale di sesto grado.
per mesi, forse per anni, elastigirl ha tormentato mister incredible, con l'implacabile costanza e la sfiancante determinazione proprie del gentil sesso.
lui diceva "scordatelo", poi "lasciami stare", poi ancora "perché dobbiamo infelicitarci l'esistenza?", "non so", "non ne sono convinto", "ci penso", "forse ma non ti prometto niente", "lasciami stare", "fallo con il vicino che è pure un bel ragazzo".
poi un giorno si è fatto serio.
"allora, cara elasti. ci ho riflettuto parecchio. sono giunto alla conclusione che, se tu lo desideri così tanto, questo hobbit numero tre possiamo farlo. ché in fin dei conti se penso ai miei fratelli, la zia matta e lo zio con l'orecchino al naso, sono felice che ci siano entrambi e se mi chiedessero di rinunciare a uno dei due, piuttosto rinuncerei all'abbonamento al manifesto che, conoscendomi, è veramente una dichiarazione di amore sconfinato e assoluto. poi lo so che sarò contento pure io, anche se la prospettiva di cacche, pappe e notti insonni mi agghiaccia. e sono certo che saranno contenti anche i due nani. quindi va bene".
"hai... hai detto 'va bene'? vuoi dire che sei d'accordo? vuoi dire che possiamo provare a fare un terzo hobbit?"
"adesso, 'essere d'accordo' è un'espressione un po' forte. tuttavia..."
elastigirl si è commossa, ha percorso in scivolata sulle ginocchia l'intero corridoio come tony manero nella febbre del sabato sera, è stata colta da irrefrenabile euforia e ha pensato che la parte più difficile fosse passata.
dal giorno in cui questa conversazione ha avuto luogo, mister incredible ha intensificato il suo pendolarismo e ha prolungato la sua permanenza nella perfida albione. nei rari momenti in cui lui è presente, elastigirl è talmente stanca da crollare addormentata, dimentica dei suoi bellicosi intenti. quando poi si verifica l'eccezionale congiuntura che vede la compresenza dei due e l'assenza degli hobbit, urano e nettuno sono disallineati.
la strada verso il terzo hobbit è pertanto molto, molto in salita.
lunedì, 16 febbraio 2009
"devo fare uno shut down"
"chissenefrega"
"nel weekend mi sono proprio rilassato"
"ultimamente sono spossata. sarà che mi manca il ferro"
"io ho sempre avuto la cellulite. una volta mi sono tagliata una coscia con un vetro e sono usciti tanti pallini bianchi: era la cellulite"
"ma che schifo! pallini bianchi tipo polistirolo?"
"tipo"
"le donne non possono fare la haka"
"se è per questo le donne non possono fare moltissime cose"
"se qualcuno mi mantiene io sto anche a casa a fare la calzetta"
"io sto a casa a farmi l'idraulico"
"il capitano della squadra di cricket dello sri lanka si è dimesso"
"quel mourinho sa il fatto suo"
"15.000 euro per ristrutturare il bagno sono una follia"
"vorrei vivere di rendita con i diritti d'autore di una canzone natalizia per bambini scritta da mio padre, come il protagonista di 'about a boy'. se mio padre invece che stressarmi dalla mattina alla sera avesse scritto una canzone di natale per bambini, adesso non lavorerei in questo posto con voi sfigati"
"prima o poi qualcuno entra qui con un bazooka e fa una strage. e avrebbe pure le sue buone ragioni"
"ma chi è che ha mangiato il tonno direttamente dalla lattina nel bagno delle donne?"
il lavoro in un open space è una quotidiana seduta di autocoscienza, una continua scoperta di mondi paralleli, uno scambio compulsivo di pensieri senza censura, un perverso meccanismo di vasi comunicanti, una bomba a orologeria pronta ad esplodere.
l'inventore degli open space era un sadico o un folle.
domenica, 15 febbraio 2009
a tavola.
"mamma"
"dimmi, nano grande"
"ma tu, prima di papà, quanti fidanzati hai avuto?"
"qualcuno..."
"qualcuno non significa niente. ti ho chiesto quanti esattamente"
"non so... fidanzati-fidanzati? quelli seri?"
"perché hai avuto fidanzati seri e fidanzati non seri?"
"no, beh... diciamo cinque... sei..."
"ah però!"
"non sono mica tanti..."
"secondo me sono tantini... e come si chiamavano?"
"P., C., V., I., L., M. ... mmmh poi c'è stato T, beh poi naturalmente S. poi... un po' più di sei forse"
"e li amavi?"
"boh. ero molto giovane, qualcuno sì, credo."
"e poi perché vi siete lasciati?"
"perché non andavamo d'accordo, o magari non ci volevamo bene abbastanza"
"ah. e papà?"
"papà cosa?"
"non è che a un certo punto fai la furba e lo lasci?"
"la furba? ma che dici? no, non lo lascio"
"sicura?"
"sicura"
"sto tranquillo?"
"tranquillo"
"mamma..."
"dimmi, nano piccolo"
"tu sei una donna, io sono macchio"
"già, tu sei un maschio"
"io ho pèllo"
"già, hai il pisello, come tutti i maschi"
"vuoi vedehe mio pèllo?"
"no, grazie. non voglio vederlo"
"io ho béééllo pèllo, sai mamma?"
"sì, nano. non ne dubito. ma adesso per piacere tirati su quei pantaloni e finisci la cotoletta"
talvolta l'interazione con i maschi può essere piuttosto impegnativa.
giovedì, 12 febbraio 2009
vorrei un lavoro utile, di quei lavori per cui la gente, vedendoti, dice: "grazie! meno male che ci sei tu".
un lavoro divertente e creativo per quando sei energico e arguto, ma anche un po' ripetitivo per i giorni in cui hai dormito poco e non hai la forza di pensare.
un lavoro senza tempi morti e senza nevrosi.
un lavoro in cui tutti sono uguali, ugualmente responsabili, ugualmente simpatici, ugualmente democratici.
vorrei un lavoro in cui sei stato scelto perché nessun altro poteva farlo come te.
un lavoro che se fuori fa freddo e piove, telefoni e dici "scusate, oggi non ce la faccio. sto qui, sotto il piumone a leggere e a pensare" e dall'altra parte qualcuno ti risponde "brava: leggere e pensare oggi farà di te una collega migliore domani".
vorrei un lavoro che il venerdì sera sei un po' triste perché è finito.
un lavoro che ti riempie la mente e fa di te una persona migliore.
un lavoro che ti insegna qualcosa ogni giorno, che ti accende, che ti fa ridere e non ti viene a noia.
un lavoro pieno di colleghe solidali e simpatiche e di colleghi bellocci e sexy che pure l'occhio e i sensi vogliono la loro parte.
un lavoro che quando annunci di aspettare un bambino si fa una festa che dura tre giorni e il tuo capo scoppia in singhiozzi commossi e ti abbraccia.
un lavoro che nella pausa pranzo ognuno tira fuori un materassino e una tuta sbrindellata e si fa pilates, tutti insieme. e alla fine, un po' puzzoni e sudati si mangia un enorme gelato al cioccolato con la panna "perché tanto ho fatto pilates e con il pilates viene un corpo statuario, alla faccia del gelato e della panna".
vorrei un lavoro che se chiedi il part time ti sorridono, ti stringono la mano e ti dicono: "apprezziamo le persone che non vivono per lavorare. il part time misura la civilità di un popolo. non solo te lo concediamo ma ti aumentiamo lo stipendio".
se qualcuno ce l'ha, questo lavoro, è pregato di farsi avanti.
se qualcuno non ce l'ha ma ne ha in mente un altro, diverso ma altrettanto ideale, è pregato di descriverlo.