venerdì, 30 gennaio 2009
"detto zsitti!" (= ho detto che dovete tacere tutti quanti voi, famiglia!)

"tò manzando. ohhh là!" (= il motivo per cui vi ordino di tacere è che sto mangiando e considero questo un momento sacro, da celebrare in assoluto silenzio. oh perbacco, accidentiavvoi!)

"io no ò fito!" (= io non ho ancora terminato la cena perché amo gustare e ruminare per ore il mio cibo. pertanto vi voglio rispettosi, muti, disciplinati e rassegnati)

"maletzione!" (= maledizione! so meglio di chiunque altro che si tratta di una parola proibita ma è efficace e dà la misura della mia indignazione)

"e tu non hidehe" (= e tu non azzardarti a ridere, altrimenti sei in punizione)

"ekko" (= ho detto tutto. adesso lasciatemi mangiare in pace).

lo hobbit piccolo ha tendenze dispotiche. anche in questo caso ha patrizzato, con quell'abilità magistrale che gli è propria di cogliere fior da fiore solo il meglio di mister incredible.
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categoria:marito, hobbit
giovedì, 29 gennaio 2009
"elasti, domani vai a bologna"
"domani? a bologna? non posso, rischio di tornare a milano troppo tardi. mister incredible è a londra, la baby sitter valentina diolabenedica si deve laureare e poi sposare, insomma non può fare straordinari, mia madre è con il suo fidanzato artù e non so a chi lasciare gli hobbit"
"capisco..."
"beh, allora, se capisci, a bologna ci può andare qualcun altro"
"no, ci vai tu"
"ma non ce la faccio"
"ci vai tu, ho detto"
"non so..."
"trova una soluzione, elasti. dopo lo so che sei contenta anche tu"

elastigirl oggi è andata a bologna per lavoro, con il treno ad alta velocità che ci mette un'ora, che ti regala l'ebbrezza dei 300 chilometri orari e un desiderio incorecibile di vomitare sul tavolinetto di fronte a te o direttamente sul grembo del dirimpettaio.
ha mangiato la piadina più triste della storia delle piadine nel bar più squallido dell'emilia romagna e forse di tutto il centro italia perché quando ci si avvilisce bisogna farlo fino in fondo.
ha intervistato un signore che le ha aperto il suo cuore ma poi ha dichiarato che no, che quelle cose gliele diceva facendo finta che fossero due amici che chiacchierano ai giardinetti, non un manager e una giornalista in una sala riunioni. "mica le vorrà scrivere queste cose, signorina. le pare?", diceva lui.
"beh veramente, sarei venuta per questo..."
"ma le pare signorina che io la invitavo qui per scrivere?"
"beh..."
"su su, bando alle ciance. vuole un caffè?"
"mah..."
"va bene, glielo faccio portare macchiato"
elastigirl ha perso il treno, ha aspettato un'ora, ha rischiato nuovamente di vomitare a 300 chilometri orari, ha sperato invano che le avessero rubato la bicicletta parcheggiata davanti alla stazione, per avere la scusa per prendere un taxi.
ha varcato la soglia di casa, a un'ora in cui gli hobbit di solito dormono già.
lo hobbit grande intingeva i pennelli nella tempera rossa, seduto sul divano.
lo hobbit piccolo addentava la sua quarta fetta di panettone.
nonna J e il suo fidanzato artù parevano molto orgogliosi dei due nani allo stato brado.
"noi due dobbiamo parlare", le ha detto lo hobbit grande, senza distogliere lo sguardo dalla tempera rossa.
"io ghiato" (= io sono molto arrabbiato e non credere di cavartela con le solite moine che io mica sono un mammalucco che si lascia abbindolare come quel sempliciotto di mio fratello), ha detto lo hobbit piccolo aggrottando le sopracciglia, le mani sui fianchi.
elastigirl ha rimpianto il posto 61, lato finestrino, carrozza 11, a 300 chilometri orari.
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categoria:lavoro, hobbit, sfinimento
mercoledì, 28 gennaio 2009
lunedì mattina, ore 7,45.
elastigirl è ipercinetica, vittima della quotidiana ansia isterica e molesta che precede l'uscita di casa.
lo hobbit piccolo si aggira serafico e sfaccendato, con le mani in tasca, come chi ha davanti a sè una vita di ozio.
lo hobbit grande giace riverso sul lettone in preda a narcolessia.
"ragazzi, tra 15 minuti dobbiamo uscire: prima bisogna fare colazione, finire di vestirsi e lavarsi i denti. sbrighiamoci"
"io fazzo pasel babbapapà" (= mi pare un ottimo momento per fare il puzzle dei barbapapà)
"no, nano piccolo, tu adesso mi aiuti a mettere nel sacchetto le pedine della dama che avete lasciato per terra ieri sera"
"io pendo nehi" (= io ripongo le pedine nere, fingendo così di essere collaborativo e attuando invece il mio diabolico piano per minare il precario equilibrio di questa famiglia)
"va bene. io metto nel sacchetto le pedine bianche"
lo hobbit grande si alza di scatto, movimenti da zombie e pupille dilatate.
"le-pedine-nere-sono-mie-e-le-posso-toccare-solo-io", dice scandendo le parole.
"nano, non fare il pazzo. ormai il piccolo ed io abbiamo messo tutto in ordine. vestiti e vieni a fare colazione"
"adesso voi mi tirate fuori tutte le pedine nere", prosegue con voce metallica e imperiosa.
"piantala"
"voglio le mie pedine nere subito"
"cambia tono e calmati"
"rimettete tutto per terra com'era. istantaneamente"
sono le 7,55, restano solo cinque minuti per fare colazione, finire di vestirsi, lavarsi i denti e uscire. altrimenti gli hobbit arrivano tardi all'asilo ed elastigirl arriva tardi in redazione. altrimenti è tutto più difficile e la settimana inizia da schifo.
ma lo hobbit grande ha un piglio da despota e una rabbia che inquieta, lo hobbit piccolo ha un guizzo sadico nello sguardo e il ghigno di chi aveva previsto tutto. elastigirl ha un fremito e lascia che anche il suo lato oscuro spezzi le catene e si affacci su questo difficile lunedì mattina.
"l'avete voluto voi", dichiara lapidaria.
prende il sacchetto e rovescia tutte le pedine, bianche e nere indistintamente per terra, prende il secchio delle macchinine e fa lo stesso, ribalta la scatola del lego e capovolge la cesta dei gormiti. ora è tutto per terra, in una montagna indistinta.
"vado di là a leggere. quando avete messo in ordine chiamatemi", sentenzia e si avvia verso il divano, con il suo libro.
il lato oscuro altrui fa più paura del proprio.
alle 9 era tutto a posto, grazie a una mezz'ora di lavoro minorile.
gli hobbit sono entrati dopo all'asilo, elastigirl è arrivata tardi al lavoro. in compenso i rispettivi lati oscuri erano molto più leggeri.
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categoria:follie, autocoscienza, hobbit
lunedì, 26 gennaio 2009
qualche tempo fa elastigirl ricevette un messaggio di posta elettronica che iniziava così: "cara elastigirl, mi chiamo nicôla e manco a farlo apposta sono di bari, come tuo marito...".
lei lo lesse a mister incredible, per telefono, e lui commentò laconico: "siamo proprio un popolo dicchiù" (= noi baresi siamo superiori, fichissimi, ineguagliabili).
questa è la storia di
nicôla:
 
nicôla viene da bari, ama le orecchiette, le cicorie, le cime di rapa, il caffé e una ragazza finlandese che chiameremo, per comodità, tuulikki, ché in finlandia hanno nomi agili e di facile pronuncia.
nic
ôla, per motivi ignoti ai più, è iscritto all'università di poznan, in polonia, dove studia interlinguistica seguendo a distanza corsi in esperanto. si definisce linguista marxista, ha imparato a ordinare la birra in polacco e, durante i rituali di socializzazione, rigorosamente alcolici, erudisce gli amici slavi con universali e indispensabili passepartout come la canzoncina: "c tu marì, vué ben a mmé u cor mé u dok a ttéé".
tuulikki studia islandese e italiano all'università di reykjavík e nicôla, passionale e impulsivo come ogni barese che si rispetti, si è trasferito lassù per stare accanto all'amata.
nicôla e tuulikki comunicano nella lingua dell'amore che, nella loro personale interpretazione, è l'esperanto.
nicôla si mantiene in islanda facendo il ragazzo alla pari e accudendo un vichingo di anni uno che emette suoni gutturali e incomprensibili. "dopo aver cambiato da solo il pannolino al vichingo nano mi sono sentito invincibile e indistruttibile" - racconta - e la lacerante nostalgia per le cime di rapa si è fatta sopportabile.
nel frattempo l'islanda è andata in bancarotta, il governo è crollato e
nicôla si è iscritto ad un corso accelerato di islandese, dove la maestra gli fa i complimenti per la pronuncia, "ma non c'è niente di più facile per un barese, le vocali sono come nel mio dialetto".
il sogno di nicôla è una casetta in islanda, in campagna con una serra in cui coltivare cime di rapa e cicorie, "e in un angolo delle rose rosa, che piacciono tanto a tuulikki".
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categoria:storie
domenica, 25 gennaio 2009
un po' più a nord, ma non troppo, non è più italia ma si parla un italiano con un buffo accento.
un po' più a nord venerdì sera nevicava e le strade erano di ghiaccio e faceva molto freddo ed elastigirl si chiedeva chi mai avrebbe affrontato quel ghiaccio e quel freddo, rischiando di farsi venire il mal di gola, o di scivolare o di perdere tempo, che a nord il tempo costa parecchio.
un po' più a nord c'è una libreria tiepida, piena di libri, di idee, di fatica, di colori e di donne.
c'è una signora che ha quattro bambini e due amiche, con tre figli a testa e dice che quando vanno in giro tutti insieme sembrano un asilo in gita.
c'è una signora che non sapeva cosa fosse un blog ma adesso lo sa.
ci sono una ragazza venuta da lontano, per affetto, una che si è appena laureata e adesso ha l'horror vacui, un'altra che ha lasciato i suoi nani ai nonni e deve scappare, come cenerentola.
ci sono una signora e due ragazzine che si presentano: "siamo l'associazione delle famiglie affidatarie del canton ticino, veniamo da lugano". ed elastigirl non trova nemmeno le parole per rispondere.
ci sono due amiche, beffy1 e beffy2, "che poi vuol dire befana", spiegano. e un'altra si avvicina e chiede se può fregiarsi del titolo di beffy3.
c'è una mamma casalinga che sa quanto sono lunghe e faticose 12 ore al giorno da sola con i nani e vorrebbe che anche il mondo lo sapesse.
un po' più a nord le donne hanno meno paura di fare figli perché il part time è un diritto.
venerdì sera elastigirl è andata un po' più a nord, in terra straniera, a presentare l'elasti-libro, con l'elfo con gli occhi cangianti della casa editrice.
"non verrà nessuno. questo tempaccio sarà un deterrente", ha detto elastigirl lungo la strada.
"già. questo tempaccio sarà certamente un deterrente", ha risposto l'elfo, con quella sincerità gelida e nuda, tipicamente elfica.
l'elfo si era sbagliato.
ed elastigirl ha trovato una libreria affollata e quella solidarietà calda, avvolgente e complice, che qualcuno chiama sorellanza, anche un po' più a nord.
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categoria:libro
giovedì, 22 gennaio 2009
"ehi nano, ti piace questo scaldacollo?"

"questo cosa?"

"scaldacollo, è come una sciarpa ma è tondo, si infila dalla testa e tiene il collo caldo"

"ah"

"ti piace? me lo ha regalato la mia amica zeta. lo ha fatto lei, a maglia. allora? non è bellissimo?"

"è stupendo-bellissimo-meraviglioso. e anche i colori sono stupendi-bellissimi-meravigliosi. è proprio brava zeta"

"anche a me piace moltissimo"

"ma... cosa fai??? mica te lo metterai?"

"certo che me lo metto!"

"esci con quella cosa lì? addosso? con quei colori lì? sul collo? e poi mi accompagni all'asilo? e ti fai vedere da tutti i miei amici con il caldocollo?"

"si chiama scaldacollo. e comunque sì, me lo metto e ti accompagno all'asilo"

"no dai..."

"come no? mi hai anche detto che è stupendo-bellissimo-meraviglioso"

"cosa c'entra? te l'ho detto così per dire, per vederti contenta. e poi è una cosa bella da tenere dentro casa. ma..."

"ma cosa?"

"ma se te lo metti fuori io mi imbarazzo"

"..."

"perché non metti questa bella sciarpetta nera, che non usi mai..."

elastigirl ha messo nell'armadio lo splendido scaldacollo verde e viola di zeta ed è uscita con la funerea sciarpetta nera e con la desolante consapevolezza che dalla sciarpetta nera al burqa il passo è breve.
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categoria:hobbit
mercoledì, 21 gennaio 2009
"ciao nano piccolo. adesso la mamma va a lavorare"

"poi tonni?" (= poi torni? che questa cosa che vai e vieni non mi piace per niente. che io le donne lavoratrici emancipate proprio non le capisco. che mi sei toccata in sorte tu che mi accompagni qui tutte le mattine e poi scompari fino a sera, mentre a me sarebbe tanto piaciuta la mamma di nino, che è prosperosa, elegante e casalinga)

"certo che torno. dove vuoi che vada senza il mio nano minuscolo?"

"poi un zonno tonni pù?" (= non è che un giorno, a furia di vai e vieni, di emancipazione e di indipendenza, mi molli qui all'asilo e non ti fai più vedere? che io lo so come sono le donne: infide. tranne quella santa donna della mamma di nino. di lei sì che mi fiderei. devo parlare con mio padre, il mio genitore preferito. perché tutta questa libertà che ti abbiamo concesso non può che nuocerci)

"stai tranquillo. torno sempre. torno perché ti voglio bene e senza di te sono triste. adesso ti posso dare un bacio?"

"no. io ghiato" (= scordatelo. sono arrabbiato e poi tutte queste smancerie mi innervosiscono)
.
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categoria:asilo, hobbit
martedì, 20 gennaio 2009
caro hobbit grande, che dormi nel lettone al mio fianco, con il respiro come le fusa di un gatto e i capelli come un casco di banane.
che chiedi senza guardarmi se mai un giorno potrei decidere di separarmi dal tuo papà come ha fatto la mamma del tuo amico filippo, se mai un giorno diventerò vecchia, se mai un giorno pulirò la cacca dei tuoi bambini.
caro hobbit grande, che da grande vuoi fare il carabiniere, che sei andato al planetario e hai deciso che andrai sulla luna anche tu, come quel signore in tuta bianca che faceva dei salti altissimi ed era felice.
caro hobbit grande, che vuoi prendere il volo tenendomi in tasca,
io vorrei proteggerti.
vorrei proteggerti come un ombrello colorato, come un abbraccio morbido, come una fortezza inespugnabile.
vorrei proteggerti dai brutti sogni, dal mostro sotto il letto, dai pensieri tetri e dai fantasmi.
vorrei proteggerti dalle delusioni, dalle illusioni, dallo sconforto e dai buchi neri.
vorrei proteggerti dalle sofferenze, dai pericoli, dalle insidie.
a volte vorrei proteggerti da me, che sono la tua mamma e che, come tutte le mamme, rischio di fare pasticci e disastri che ti rimangono appiccicati tutta la vita. 
a volte vorrei proteggere me stessa che, incosciente, mi sono imbarcata in questa follia hobbit, senza cintura, senza salvagente, senza mascherina per l'ossigeno. e, ora che ci faccio caso, non vedo nemmeno l'uscita di sicurezza.
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categoria:paure, figli, maternità, autocoscienza
lunedì, 19 gennaio 2009
"valentina, è un po' che non giochiamo a fidanzati"

"uffa, nano. ti ho già spiegato mille volte che io sono la tua tata e non possiamo fidanzarci. senza contare che io sono già impegnata con fabio e tra poco ci sposiamo"

"giocare, si può giocare comunque"

"..."

"inizio io allora: amore... sei bellissima"

"..."

"hai gli occhi come il mare e adesso ti devo baciare"

"no! sulla bocca no!"

"va beh. continuiamo. hai capelli lunghi e saporiti..."

"saporiti?"

"hai la voce dolce come un canto e le orecchie morbide come farfalle"

"..."

"adesso tocca a te"

"come tocca a me?"

"guarda che tra fidanzati  non funziona mica che una sta zitta e l'altro si sgola a fare complimenti! mica posso essere solo io a dirti che ti amo e che sei bella. devi essere un po' anche tu ad amarmi. devi dire per esempio: sei fortissimo, sei fantastico, sei il mio sogno, non ho mai visto uno come te, mi fai impazzire... chiaro? prova, almeno prova. se no che fidanzata sei? se ci si ama, ci si ama in due, no? va beh, ho capito, non sei capace. passami i gormiti che è meglio"
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categoria:amore, hobbit, baby sitter
domenica, 18 gennaio 2009
certo che stare qui, con due gradi sopra lo zero, inchiodata al bordo di una distesa di sabbie mobili, troppo intirizzita per fare qualsiasi cosa che non sia battere i denti, è da pazzi.
queste due ore non passeranno mai, anzi passeranno per il resto del mondo ma non per me che stramazzerò congelata nel fango.
io quasi quasi mi allontano un po', magari vado al bar, dieci minuti. bevo un tè bollente e torno.
no, non me lo permetterà mai. lui è fatto così. lui deve vedermi sempre, lui deve sapere che se grida "mamma!", io mi tuffo tra le sabbie mobili e vado a recuperarlo. se lui mi perde di vista si fa prendere dal panico. perché non ho uno hobbit come tutti gli altri che se ne fregano dei loro genitori e sguazzano nel pantano felici per due ore senza ansie abbandoniche? semplice, perché lui è mio figlio ed è afflitto dalle stesse maniacali insicurezze che affliggevano me alla sua età.
già, ma io non facevo rugby nella melma e nonna J non ha mai rischiato l'ibernazione per amor mio.
ecco, guarda. stanno facendo le capriole con la testa nella terra. sembrano struzzi, soffocheranno poveracci. soffocheranno e moriranno di freddo, con quelle gambette nude e terrose. non posso guardarli, mi fanno impressione.
chissà se un giorno lui mi sarà grato per questo, chissà se un giorno si ricorderà che la sua mamma ha perso l'uso delle mani e dei piedi perché lui potesse gioiosamente affogare nelle sabbie mobili rincorrendo una palla ovale.
quanto tempo ci mettono le dita a congelarsi?

elastigirl, in preda a delirante vittimismo, si consola pensando che un giorno sarà beatificata per questo e i suoi pronipoti saranno fieri di lei, e canticchia sono un eroe perché combatto tutte le ore, sono un eroe... di caparezza.

"ciao"

"ciao. e tu chi sei ? e da dove sei sbucato?"

"sono giovanni e sono sempre stato qui, vicino a te"

"scusami, avevo troppo freddo per vederti"

"soffro di depressione"

"ma quanti anni hai, giovanni?"

"otto, quasi nove, l'anno prossimo gioco negli anderileven"

"negli under 11? complimenti, sei grande. e come mai non ti stai rotolando nel fango come gli altri?"

"perché non posso. il dottore mi ha tolto le verruche da sveglio. per questo sono depresso"

"verruche?"

"sì, avevo tre verruche sotto il piede. stamattina sono andato dal dottore e me le ha tolte con l'azoto liquido. mi metteva questa cosa freddissima sulla verruca e poi diceva: 'conta fino a quaranta e stringi i denti, campione!'"

"oh signur! e tu?"

"contavo fino a quaranta e stringevo i denti"

"e ti faceva male?"

"parecchio"

"e adesso sei qui a bordo campo a guardare i tuoi amici che giocano?"

"già. e mi deprimo"

"ma la tua mamma e il tuo papà dove sono?"

"a casa. mi hanno accompagnato qui e tra due ore mi vengono a prendere"

"ma chi te lo ha fatto fare di venire qui oggi, con il trauma delle verruche, il piede dolorante e questo freddo bestiale?"

"l'amore per il rugby"

"conosci la canzone sono un eroe di caparezza?"

"sì"

"ti va di cantarla con me? magari ci scaldiamo un po'..."
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categoria:bambini, sport, follie, hobbit