domenica, 30 novembre 2008
1. un marito workaholic, malaticcio e afono è forse peggio che un marito assente
2. preparare l'albero di natale con il suddetto marito che, tra una ghirlanda e una stella cometa, manda email a fumihiro, economista marxista dell'università di tokyo, e con due hobbit che si lanciano palline argentate insultandosi solleva interrogativi esistenziali che andrebbero invece chiusi a doppia mandata in qualche stanzino buio del proprio inconscio
3. partire in una gelida domenica pomeriggio per andare a parma a presentare un elasti-libro in un centro commerciale insieme all'elfo biondo della casa editrice ha qualcosa di perversamente eroico
4. i centri commerciali della civile parma sono luoghi di abbrutimento, esattamente come i centri commerciali del resto del mondo
5. novembre è un mese triste, faticoso, maliconico e buio ma da domani sarà tutto più facile
6. lo hobbit piccolo, alla domanda "cosa ti porta babbo natale?", ha risposto sconsolato "nente. anzi no, fosse pappa" (=non mi porta alcunché. anzi, ora che ci penso, mosso a pietà potrebbe portarmi un po' di cibo)
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categoria:famiglia, viaggio, libro
sabato, 29 novembre 2008
cari genitori degli allievi under 7 e under 11,
per impraticabilità del campo a seguito del recente maltempo, il 29 novembre NON ci saranno gli allenamenti di rugby.
grazie
mamma-giovanna-la-responsabile

ci sono messaggi inutili, messaggi sgraditi, messaggi molesti, messaggi attesi, messaggi struggenti, messaggi di lavoro, messaggi folgoranti, messaggi decisivi e messaggi d'amore.
e poi c'è questo.
un messaggio che ti esenta dal trascorrere due ore al bordo di un campo fangoso a contemplare una dozzina di nani terrosi, armati di palla ovale e paradenti, che si schiantano urlando ora al suolo ora gli uni contro gli altri. un messaggio che ti evita 120 interminabili minuti di congelamento in cui ti chiedi perché ti sei infilato in questo tunnel del rugby, perché hai avuto un figlio maschio, perché mai gli hai proposto di fare questo sport estremo che sarà pure tanto educativo e civile ma qui fa un freddo cane e tu rischi la polmonite mentre 12 stronzetti si rotolano in queste pozze immonde.
un messaggio così ti riconcilia con la vita, con l'ondata di freddo gelido che si è abbattuta sulla tua già inospitale città, con i figli maschi, con il sabato pomeriggio e con te stesso.
ecco perché elastigirl, ieri, è stata tentata di mandare un mazzo di fiori a mamma-giovanna-la-responsabile per esprimerle gratitudine e devozione, almeno fino a sabato prossimo.

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categoria:bambini, sport, genitori, autocoscienza
venerdì, 28 novembre 2008
il mio papà allevava cani antidroga ma io non l'ho mai conosciuto. se avessi potuto avrei fatto l'etologo. sono stato tirato su da mia mamma che mi diceva "questo no perché no" e a quattordici anni sono andato a lavorare. mi piace leggere i libri di storia, amo il medioevo e la microstoria.
il mio problema è che mi annoio e devo cambiare mestiere spesso. ho fatto il cameriere, il cuoco, il tappezziere, il casalingo. quando è nata mia figlia ho aperto un negozio di pasta e granaglie perché maneggiare il cibo mi è sempre piaciuto. poi però l'ho venduto e adesso faccio l'autista free lance, una specie di ragazzo squillo: mi chiamano, mi danno la macchina e mi dicono dove devo andare.
mi è capitato di guidare ininterrottamente per 24 ore, di andare a ginevra, a cavalese e a reggio calabria, fermandomi solo per tre ore di sonno e un caffé doppio.
ho portato sofia loren, russel crowe, robert deniro e natalia aspesi che è una donna fantastica. ho portato a londra un signore che aveva paura di volare e a berlino una busta senza sapere cosa contenesse. ho portato coppie che facevano come se io non fossi stato lì e avrei voluto aprire la portiera e farle scendere.
volevo una figlia femmina e l'ho avuta. quello che mi dispiace è che le mancano l'entusiasmo e la passione. e poi va male in storia e in geografia e io preferirei che andasse male in matematica perché avrebbe la scusa che non la capisce.
ma adesso ho un sogno: andare a capoverde e aprire una lavanderia.
non so se lo realizzerò, perché mia figlia ha ancora bisogno di me e quando lei sarà grande e io potrò partire per capoverde qualcuno mi avrà rubato l'idea.

elastigirl questo pomeriggio è andata a ivrea a presentare l'elasti-libro.
è stata accompagnata da un signore che sembrava un lord inglese anche se aveva al polso un braccialetto di perline blu capoverdiane e sul naso un paio di occhiali coordinati con il blu delle perline. "mi racconti chi è lei", gli ha chiesto elastigirl all'inizio del viaggio. ma lui taceva, guidava e guardava la strada.
tornando a milano ha rotto il silenzio e le ha raccontato la sua storia, sorprendendola.


ps elastigirl, durante la presentazione, si è anche un po' innamorata di un gentiluomo piemontese, troppo ironico, troppo signore e troppo più grande di lei per ricambiare.
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categoria:storie, viaggio, libro
mercoledì, 26 novembre 2008
"cosa vorresti di più di tutto tutto tutto tutto?"

"uno hobbit numero tre, possibilmente femmina. ma anche maschio va bene"

"che noiosa. va beh, a parte il terzo hobbit, cosa vorresti? una casa più grande, un frigo con il distributore di cubetti di ghiaccio, un amante, un personal trainer, il biglietto vincente della lotteria, dieci anni di meno, un paio di stivali da dominatrix, la pancia rientrante, la caduta permanente dei peli superflui, i capelli rossi a fusillo, glutei d'acciaio, una casa in montagna... insomma, che vuoi?"

"il part-time"

"il part-time?"

"il part-time"

già, vorrei il part-time. perché con il part-time smetterei di correre e inizierei a pensare, avrei più tempo per chiacchierare con lo hobbit grande e per ascoltare le rime di quello piccolo e li andrei a prendere all'asilo che quest'anno non è mai successo ma io lo so che loro se lo aspettano. con il part-time leggerei molto, ogni tanto chiuderei gli occhi, e tutti i mercoledì pomeriggio prenderei il tè con un'amica. con il part-time farei la crostata e un bagno caldo ogni tanto e sarei una persona migliore. con il part-time mi metterei persino la crema idratante.
con il part-time sorriderei e non avrei così spesso voglia di piangere e paura di cadere in pezzi.
con il part-time sarei più simpatica e sarei contenta, seduta al centro della redazione, invece di sentirmi sola e stremata. con il part-time sarebbe tutto più facile e anche il terzo hobbit sarebbe possibile.
vorrei il part-time perché sono stanca e non è giusto che io lo sia, almeno non così tanto. 
perché il part-time è un segno di civilità, di attenzione, di apertura, di ascolto, di mediazione, di fiducia, di impegno e di rispetto. perché il part-time in altri paesi è un diritto e una consuetudine, non un insulto, una forma di insubordinazione, una dichiarazione di resa.
vorrei un lavoro, il mio lavoro, part-time. ma non è possibile, dicono.
e così di part-time ho solo il marito.
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categoria:lavoro, autocoscienza, sfinimento
martedì, 25 novembre 2008
avevano 14 anni e frequentavano la quarta F del liceo ginnasio A.B.
lei faceva ginnastica aerobica con gli scaldamuscoli, leggeva jane eyre e aspettava il principe azzurro.
lui fumava camel filters inspirando ad occhi chiusi, si definiva marxista-leninista e aveva qualche problema con il greco scritto.
un giorno la professoressa di lettere disse: "oggi fate un tema libero".
lei lo intitolò la mia famiglia, lui frattura tra bolscevichi e menscevichi al congresso socialdemocratico russo del 1903.
lei nel fine settimana studiava latino, guardava superclassifica show e imparava a suonare alla chitarra ninne nanne in patois dalla sua amica valdostana.
lui organizzava feste baccanaliche nella sua grande casa, quasi sempre libera, leggeva rosa luxemburg e coltivava marijuana sul balcone.
"dove stai andando?", le disse un giorno.
a lei non uscì la voce.
"allora ti accompagno"
lei deglutì.
"hai già avuto rapporti completi?", chiese lui.
lei non capì.
"semi-completi?", la incalzò lui con la disinvoltura di un consumato viveur.
a lei vennero in mente il semi-freddo, il semi-interrato e il costume a due pezzi e rispose "beh, certo!".
lui le prese la mano, lei pensò che si sarebbe liquefatta sul marciapiede.
poi arrivò la filovia e lei ci saltò sopra, senza nemmeno salutarlo.
il giorno dopo non si parlarono e nemmeno quello successivo né quello dopo ancora.
lui cambiò scuola.
lei oggi lo ha trovato su facebook.


PS di servizio: elastigirl giovedì 27 novembre presenterà l'elasti-libro a ivrea alle 18,00 al centro culturale multimediale la serra in corso botta 30.
poiché ha imparato a gestire lo stress e la colite, dopo soli tre giorni, e cioè domenica 30, lo ripresenterà a parma, alle 17,00 al feltrinelli village del barilla center. poi basta, almeno fino all'anno prossimo.
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categoria:ricordi, libro, autocoscienza
domenica, 23 novembre 2008
"come si chiama il tuo papà?", chiede la dottoressa tic tic, pediatra dei nani, in occasione del tagliando semestrale dello hobbit piccolo.
"edibel" (= mister incredible), risponde lui baldanzoso, lanciando occhiate languide al gongolante padre che ricambia.
"e la tua mamma?", chiede la tic tic, legittimamente convinta di fare una domanda banale.
lo hobbit piccolo si ricompone, l'occhio languido si trasforma in punto interrogativo, e assume un'espressione tremendamente corrucciata.
"dai, è facile. qual è il nome della tua mamma?", lo incoraggia l'incauta dottoressa.
mister incredible, ridacchia sotto i baffi, lo hobbit grande suggerisce invano, da dietro le spalle della tic tic, elastigirl guarda il soffitto.
"io zone: manzo ette nani gnam gnam gnam, bevo ette nani glu glu glu" (= adesso tiro fuori l'asso dalla manica e vi canto una bella canzone così magari voi vi dimenticate di quella stupida domanda e io esco da questa imbarazzante impasse con onore: mangiano i sette nani, gnam gnam gnam, bevono i sette nani, glu glu glu), canta l'ingrato hobbit accennando un passo di danza.
"molto bravo. ma la tua mamma come si chiama?", insiste l'implacabile tic tic.
lui si interrompe, alza un sopracciglio e punta il dito verso elastigirl: "quèla", dichiara, prima di proseguire la sua performance.


lo allatti un anno intero, gli pulisci quintali di cacca, gli fai i grattini, il massaggio rilassante e le pernacchie sulla pancia a comando, come fossi la sua geisha, gli prepari la torta di carote biologiche perché sai che ne va pazzo, gli leggi la pimpa e gli canti a ripetizione volevo un gatto nero-nero-nero anche se la odi, gli cuci i cappiolini agli asciugamani pur non essendone capace perché la maestra del nido ti ha detto che un bambino senza cappiolini è un bambino infelice, gli fai fare gol in corridoio e giochi con lui a barbapapà, facendo le vocine di nove diversi mostri gommosi, gli sorridi, lo rassicuri, lo incoraggi e passi ore seduta sulle piastrelle gelide del bagno di fronte a lui, seduto sul trono con le gambe penzoloni, recitando la formula magica per fare la pipì.
e dopo due anni e sette mesi di tutto questo e anche di più, lui ti presenta alla sua pediatra come "quèla".
non c'è che dire, poche cose nella vita danno soddisfazione come la maternità.
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categoria:figli, maternità, pediatra, hobbit
giovedì, 20 novembre 2008
il metodo del dottor estivill, il pediatra catalano nazista che insegna a fare la nanna ai bambini, prevede che il diabolico nano riottoso svolga delle attività, ogni sera uguali a se stesse, prima di essere abbandonato solo al buio nel suo lettino con il suo pupazzo transizionale e la sua isteria.
il nazista catalano lascia ampia libertà nella scelta delle suddette attività che, a seconda dell'indole dei genitori e del nemico (testuale definizione di estivill), spaziano dalla lettura del libro di pig-porcello-l'idraulico-perfetto al canto delle canzoni della guerra civile spagnola, dal massaggio neonatale alla meditazione trascendentale.
lo hobbit piccolo è un estivill boy ed essendo un soggetto volitivo, resistente ed estroso, la lista delle attività serali che precedono il sonno fa concorrenza al programma dell'animazione di un villaggio vacanze valtour.
ore 20,15: trasporto sul lettone di un'intera scatola di macchinine di varia foggia e del dum dum gande, enorme betoniera rossa, imprescindibili compagni del rito serale
ore 20,17: ultimo controllo della scarpiera, con verifica del posizionamento, rigorosamento ortogonale, delle ballerine rosse e degli stivali di gomma gialli
ore 20,19: lettura della pimpa gande, libro dalle ingestibili dimensioni e dai contenuti inadatti ad un pubblico adulto, la cui assunzione prolungata può avere gravi effetti collaterali
ore 20,35: richiesta: "mamma, massazzi banghe?" (= mamma, mi massaggi gli arti inferiori?)
ore 20,37: richiesta: "mamma, gattini skena?" (= mamma, mi fai i grattini sulla schiena?)
ore 20,38: richiesta: "mamma, taaaanti baaaazi!" (= mamma straziami, ma di baci saziami)
ore 20,40: moto di ribellione della elasti-geisha, seguito da imperioso ordine: "ora basta. si va a dormire!"
ore 20,41: contrattazione: "mamma, fazzo nanna, ma pima hime" (= mamma, ti prometto che adesso vado a coricarmi, ma prima lascia che il mio animo poetico si esprima liberamente, lascia che io reciti le mie poesie). "va bene, dimmi le tue rime e poi a letto"
ore 20,42: momento lirico: "mela-mela, peha-peha, bana-bana, pesse-pesse, banghe-banghe, pipì-pipì, cacca-cacca, putza-putza" (mela-mela, pera-pera, banana-banana, pesce-pesce, gambe-gambe...)
ore 20,43: gratificazione: "sei bravissimo, non ho mai sentito una poesia così bella"
ore 20,44: conclusione: "gazze mamma. io nanna. notte tutti" (grazie mamma. io sono finalmente giunto alla fine di questa intensa ma proficua giornata e vado a riposare. buonanotte a tutti).

elastigirl vorrebbe tanto conoscere i figli del dottor estivill, ma inizia a sospettare che il nazista catalano si sia guardato bene dal riprodursi.
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categoria:bambini, sonno, estivill, hobbit
mercoledì, 19 novembre 2008
"mamma, chi ti ha regalato questo librino?"
"degli amici"
"di cosa parla?"
"di due pinguini che si amano"
"ah. sono questi due?"
"già"
"e la femmina qual è?"
"non c'è la femmina, sono due pinguini maschi"
"allora sono amici"
"sono amici e anche di più. sono innamorati"
"vivono insieme?"
"sì, vivono insieme"
"adesso è tutto chiaro. raccontami la loro storia"
c'erano due pinguini con gli occhi tondi, come tuo fratello, un po' cicciottelli e un po' tristi. uno guardava sempre fuori dalla finestra, l'altro si riscaldava nel microonde il merluzzo con la besciamelle, pensa che schifezza. erano single, che vuol dire senza fidanzato, e avevano sempre la malinconia. persino quando andavano al cinema e tutti gli altri intorno ridevano, loro sospiravano e tiravano su col naso. poi un giorno sulle scale mobili si incontrarono e il loro mondo grigio si riempì di colori. capirono che erano innamorati e si fidanzarono: giocavano, viaggiavano, si facevano le coccole, ballavano, si mettevano la crema idratante sulla faccia, mangiavano tantissimi dolci e l'indomani facevano la dieta dimagrante.
un giorno decisero di farsi un regalo ma sbagliarono. "questo regalo fa schifo!", diceva uno. "questo regalo è orrendo!", diceva l'altro. e litigarono talmente tanto che volevano lasciarsi.
"e si sono lasciati?"
"secondo te?"
"no"
"perché no?"
"perché lasciarsi per un regalo è un po' da scemi. al massimo vai al negozio e lo cambi"
"infatti. hanno fatto pace e sono stati insieme per tutta la loro vita di pinguini"
"ah"
"ti è piaciuta questa storia?"
"carina. un po' da femmine ma carina"

elastigirl avrebbe voluto spiegare che non esistono le storie da femmine, ma l'educazione di uno hobbit maschio è impresa titanica e non si può chiedere troppo, tutto insieme.
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categoria:amore, libri, hobbit
lunedì, 17 novembre 2008
elastigirl è una creatura razionale: non crede nel paranormale, nei flussi di energia, nelle esperienze extracorporee, nel triangolo delle bermude, nell'attivazione psicocinetica, nella bilocazione, nella fotografia spiritica, nell'impregnazione psichica, nei fantasmi.
ci sono tuttavia due cose che le scuotono le viscere e la terrorizzano: i bambini che parlano nel sonno e i bambini che si alzano nel sonno.
lo hobbit grande parla nel sonno ogni santa notte dall'età di 4 giorni ed elastigirl ha dovuto ricorrere alle sue risorse più intime e nascoste, ha dovuto violentare il suo io più recondito e pavido per non morire di crepacuore allo scoccare di ogni mezzanotte negli ultimi cinque anni e sette mesi. ha combattuto la sua battaglia e l'ha vinta, non proprio con onore ma l'ha vinta.
pensava potesse bastare.

ore 3 a.m.
wisteria è avvolta in un silenzio irreale.
elastigirl giace riversa, incosciente e sola nel suo giaciglio.
improvvisamente il parquet scricchiola.
la sua coscienza ha un fremito ma lei dorme.
un fruscio, un sospiro, un tocco leggero come un volo di farfalle.
lei si gira su un fianco, si rannicchia, affonda nel piumone, i capelli a carciofo scomposti sul cuscino.
un profumo tiepido, sudaticcio e familiare, il calore di un piccolo respiro, la carezza lieve di uno sguardo rotondo.
lei apre gli occhi.
lui è lì, immobile, interrogativo, minuscolo, quasi incorporeo, i piedi nudi e il pigiama a righe.
"io tòlo tòlo" (= io ero di là, al buio, solo solo, fatta eccezione per il cadavere di mio fratello che è come non averlo, a parte quando russa), sussurra con un filo di voce.

lo hobbit piccolo ha imparato a uscire dal lettino con le sbarre.
il nemico è in agguato. le elasti-notti non saranno più le stesse.
lei non è sicura di farcela, questa volta.
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categoria:bambini, notte, paure, hobbit
domenica, 16 novembre 2008
mercoledì 12 novembre, ore 21,30.
gli hobbit dormono ed elastigirl sta infilando nella sua borsa rossa da viaggio il vestito grigio da orfanella che indosserà domani a roma per la presentazione dell'elasti-libro.
tutto è stato predisposto con grande anticipo e grande cura dei particolari: mister incredible è in volo da londra, raggiungerà nella notte wisteria, dando il cambio a elastigirl che partirà domani all'alba per la capitale.
lei, benché in preda alla solita ansia, alla solita colite, ai soliti dubbi ("e se poi piove? e se sembro una cretina? e se mi viene da Gomitare durante la presentazione?"), si compiace per l'organizzazione familiare, accurata e precisa, come gli ingranaggi di un orologio svizzero.
"gli hobbit non avranno alcun trauma. mister incredible ed io ci alterneremo senza soluzione di continuità, in modo fluido e rassicurante. siamo veramente una grande squadra lui ed io, collaudata, solidale, granitica...", gongola elastigirl, mentre squilla il telefono.

"elasti, ho perso l'aereo"
"prego?"
"elasti, sono io, mister incredible. chiamo da londra. ho perso l'aereo"
"che significa 'ho perso l'aereo'? sono 11, dico undici, anni che fai il pendolare tra milano e londra e non hai MAI, dico MAI, perso l'aereo"
"e questa sera l'ho perso. sarò a casa non prima di domani pomeriggio"
"domani pomeriggio??? ma io domani sono a roma, presento l'elasti-libro nella capitale, una 'piazza non facile', e poi gli elfi della casa editrice mi hanno fissato una serie di incontri che nemmeno i tokio hotel in tour hanno un'agenda così fitta..."
"mi dispiace. non so come sia potuto accadere"
"e io adesso cosa faccio?"
"non lo so, mi dispia... click"

elastigirl ha i sudori freddi e le palpitazioni. deve trovare qualcuno che venga a dormire a wisteria o che almeno si presenti domattina all'alba e le consenta di prendere l'aereo.
nonna J è, con il suo fidanzato artù, ad una festa danzante a san donato milanese e non risponde al cellulare, la baby sitter valentina diolabenedica è con il suo promesso sposo ad una cena di degustazione per la selezione del menu nuziale, nella profonda brianza, super W e mister brown, i genitori di mister incredible, sono al cinema, a bari, la zia matta e lo zio con l'orecchino al naso sono ad un rave party, chissà dove...
elastigirl viene attraversata dalla folle  idea di chiedere agli elfi in persona di venire a occuparsi degli hobbit. poi prevale il pudore.
"pronto, nonno A, sono elasti, tua figlia. devi venire a..."
"dove vuoi piccola mia, tesoro! avevo tanta voglia di sentirti e vedere i tuoi deliziosi bambini. arrivo subito, il tempo di prendere spazzolino e pigiama..."
nonno A è ancora capace di sorprendere elastigirl dopo quasi quarant'anni.
nel frattempo nonna J, tra una salsa e un valzer viennese, chiama e si offre volontaria per occuparsi dei piccoli domattina.
l'ateismo di elastigirl vacilla, lei ricomincia a respirare e il telefono squilla di nuovo.
è mister incredible, desolato, contrito, pentito ma desideroso di spiegare l'inspiegabile accaduto.

sono arrivato in aeroporto con largo anticipo. talmente in anticipo che ho fatto anche in tempo a comprare un'extended version super scontata della trilogia del signore degli anelli. è vero ne abbiamo già tre copie, ma non si sa mai, potrebbero rompersi. ho fatto il check-in, ho passato il controllo passaporti e mi sono seduto al gate del volo per milano, il gate 7, a leggere, anzi a studiare, anzi a preparare un seminario di critica marxista per un gruppo di scienziati politici di cambridge. insomma lavoravo. lavoravo e guardavo la fila di passeggeri che si assottigliava al gate 7 e avevo l'ipod nelle orecchie con le canzoni della guerra civile spagnola. sono bellissime le canzoni della guerra civile spagnola, sai? insomma, mi sono presentato al banco del gate 7, quando in fila c'erano ormai due o tre persone. ho dato alla signorina la mia carta di imbarco e lei mi ha detto "questo è il volo per bratislava, slovacchia".
le ho detto che dovevo andare a milano, non a bratislava, e lei mi ha indicato delle lucine, fuori dalla finestra. era il mio aereo che aveva appena decollato. non so come sia potuto succedere.
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categoria:famiglia, viaggio, follie, marito