lunedì, 27 novembre 2006
a volte faccio una vita un po' di merda. ho deciso che mi merito un premio. un abbonamento nel tempio del benessere. un posto strafiko, nuovo, aperto a 100 metri da dove lavoro.
oggi è stato il giorno 1. oggi ho varcato le porte del tempio.
SPOGLIATOIO
tutto sa di pulito e luccica. intorno a me donzelle statuarie. nude. così sono subito a mio agio. tiro fuori il mio lucchettone per l'armadietto ma capisco che non servirà a niente. ogni armadietto si chiude e si apre con una combinazione. e io non la so.
per insegnarmi l'uso del marchingegno ci sono volute tre veneri anoressiche e una signora addetta alle pulizie. trionfante, fasciata in una magliettina giallo fosforescente con pipistrello blu elettrico disegnato sopra, faccio il mio ingresso in palestra.
CRISI, L'ISTRUTTRICE BONISSIMA
una pantera guarda nella mia direzione: "Sciao amòòòre. coja poso far pet te?"
mi guardo dietro per capire con chi ce l'ha. sono sola, io davanti alla pantera. la pantera vuole me. cosa ci faccio qui?
la pantera è brasiliana ed è assolutamente perfetta.
"è la prima volta..." dico come una demente.
"piascere. mi chiamo crisi. tu come ti chiami?"
"elastigirl, piacere"
"benijimo, tesòòòòro. fasciamo la scheda, amòòòre... come vuoi diventare?"
come voglio diventare??? ma che domanda è? come nicole kidman? come halle berry? in verità nemmeno tu mi fai schifo, a parte il nome...
"ma... non so... un po' più tonica. boh, fai un po' tu, crisi, mi fido"
HAI VOLUTO LA BICICLETTA?
crisi mi piazza su una cyclette super accessoriata. ha pure la televisione e la cuffia per l'audio. dice che per incominciare va bene un quarto d'ora difficoltà facile, anzi fajile.
pedalo. non so cambiare i canali. davanti a me un servizio sulla mucca pazza e sulla influenza aviaria. 15 interminabili minuti di sguardi bovini e volatili agonizzanti.
dopo 5 km, non so come, sullo schermo compare un servizio di moda con l'email di jo squillo in sovraimpressione. ma il mio tempo è scaduto.
ADDOMINALI
crisi mi spedisce nello studio 1, dove una invasata con la cuffia e il microfono urla contro di noi come il sergente di full metal jacket. dice che se usciremo vivi di qui avremo gli addominali scolpiti e ci metteremo subito in costume da bagno (?). giungo rapidamente alla conclusione che è pazza.
vengo ipnotizzata dalle tette della signorina di fianco a me, altissima e magrissima. gambe da fenicottero in un corpo da grissino. ma ha delle tette fantastiche, perfettamente sferiche che se ne fottono della forza di gravità e di qualsiasi legge fisica. la signorina si alza, si abbassa, si piega, si gira. loro rimangono lì immobili e impassibili, come due guardie svizzere.
mi è finalmente chiaro il concetto di "seno rifatto".
STEP
la pazza con il microfono dice che siamo delle rammollite. intanto sale e scende come una furia da un gradino. io sono talmente impegnata a non cadere dal gradino che mi dimentico anche di respirare. intorno a me tutti bevono gatorade. esco boccheggiante. sudata da fare schifo, parecchio puzzona.
LA SPA, UNA LUCE IN FONDO AL TUNNEL
Torno fetida nello spogliatoio, mi doccio e vedo una scritta sberluccicante che indica il cielo. SPA. spa significa salus per aquam, ho recentemente scoperto.
il gioco si fa duro. mi infilo nell'aromarium con l'odore di eucalipto e una temperatura di 150 gradi umidi, nel bagno turco che sa di brooklynlagommadelponte gusto alitofresco, nella sauna con 150 gradi secchi.
decido che non sono ancora pronta per la cascata di ghiaccio, la nebbia fredda e la pioggia tropicale.
sono felice. penso che non è così difficile riappropriarsi del proprio tempo. penso che in fin dei conti perché non ci ho pensato prima. penso che.... bip bip bip bip bip bip 6 chiamate senza risposta. è la maestra del nido del nano piccolo. ha la febbre.
dove sono? cosa aspetto ad andare a riprendermelo che sta appestando gli altri nani?
giovedì, 23 novembre 2006
lo hobbit grande, tutte le sante sere, alle 20,20, fa la cacca. l'evento sarebbe irrilevante se non rappresentasse l'occasione per esprimere le sue opinioni sul mondo, per raccontare esperienze vissute (davvero o per finta chissenefrega) e cantare a sqarciagola. Queste attività parallele al banale espletamento delle funzioni vitali, rendono i 30 minuti dalle 20,20 alle 20,50 un appuntamento imperdibile.
la cerimonia serale si ripete uguale a se stessa, con l'esasperante ritualità che i nani adorano.
lui seduto sul trono, gambe penzoloni, aria ispirata
io di fronte a lui, accucciata ai suoi piedi da hobbit, con la rassegnazione nello sguardo.
"mettiti comoda mamma, allunga le gambe che poi ti fanno male le ginocchia"
questo trattarmi da vecchietta già mi irrita
"sto comodissima, fai la cacca e non ti preoccupare delle mie ginocchia"
"mmmmhhh buona la zakertorter!"
"cosa sai tu della sacher torte?"
"la conosco benissimo, la mangiavo sempre quando vivevo a bologna..."
questo è puro delirio. non sa manco cosa sia bologna
"e quando vivevi a bologna, di grazia?"
"tanto tempo fa, con il nonno a. mangiavamo sempre zakertorter e poi tantissimo cioccolato. ci divertivamo come due pazzi a mangiare cioccolato, io e il nonno, a bologna"
"scusa, ma quando tu e il nonno vi rimpinzavate di cioccolato e zakertorter, io, la tua mamma, dov'ero?"
"tu?" mi guarda con aria di superiorità dall'alto del trono maleodorante
"cosa c'entri tu, tu eri un fagioletto piccolo così nella pancia della tua mamma"
"quindi tu ti abboffavi di cioccolata con il nonno a bologna mentre io ero un fagioletto nella pancia della mia mamma che poi è la nonna"
"già" mi dice come se parlasse a una mentecatta
"allora non ci conoscevamo tu e io?"
"no, ci siamo incontrati dopo, a milano e ci siamo voluti bene subito, appena ci siamo visti"
"ah... hai fatto la cacca?"
"heppibordiutuiuuuu! heppibordiutuiuuuu" canta urlando ad occhi chiusi sulle note di tantiauguriate
"si dice happy birthday to you, vuol dire tanti auguri a te in inglese"
"non puoi saperlo. questa canzone me l'ha insegnata il nonno, a bologna, quando tu eri solo un fagioletto"
martedì, 21 novembre 2006
dedicato a tutte/i coloro che stessero anche solo vagamente pensando di fare un bambino o addirittura due:
questa notte
ore 3 il nano piccolo mugugna. ha fame. striscio in camera degli hobbit. tetta-latte-letto. il minuscolo gorgheggia felice per mezz'ora
ore 3,30 finalmente silenzio. se dio vuole mi riaddormento
ore 4,00 dalla camera degli hobbit arriva il richiamo del muezzin. una nenia monocorde proviene dal letto di luca. "mamma, mi pizzica il pigiama. se venissi nel lettone riuscirei a dormire". è notte fonda e lui, che ha tre anni, sta usando correttamente il congiuntivo imperfetto e ci attacca pure un periodo ipotetico. onore al merito. "vieni ma si dorme"
raccatta l'orso lino e la bambola "femmina" (giuro l'ha chiamata così) e trotterella in camera mia.
una volta nel lettone si avvinghia a me come un koala al suo bambù. io soffoco. lui si addormenta
4,15 ancora prigioniera nella morsa del koala, mi assale una domanda fondamentale "ma io, da grande, cosa voglio fare di me stessa?". sono talmente vispa che potrei risolvere un sudoku avanzato bendata. Mi dibatto in interrogativi esistenziali.
5,00 i 103 centimetri di nano sono spalmati sul letto a 360 gradi. occupa tutta la superficie occupabile. mi attorciglio in un angolo e svengo
5,30 il minuscolo piange disperato nel suo lettino. vado barcollando. pur di farlo tacere uso l'antica tecnica tetta-latte-letto. lo metto giù e torno nel mio angolino di fianco al nano grande che russa come un camallo ubriaco.
il nano piccolo non si placa. io lo ignoro. metto la testa sotto il cuscino ma lo sento comunque
6,15 silenzio
6,45 suona la sveglia, mi preparo, al buio.
7,15 a casa i piccoi bastardi dormono. valentina, santa babysitter fonte della mia serenità e sanità mentale, veglia sul loro sonno. esco, inforco la bicicletta e vado.
8,00 sono in ufficio, fresca come una rosa, pronta per nuove entusiasmanti avventure
lunedì, 20 novembre 2006
il romanticismo non è prerogativa dei maschi, e questo è un fatto.
elastigirl tuttavia è donna d'azione e un uomo che la invitasse a vedere il tramonto padano, con l'occhio da triglia e il tatuaggio "elastitiameròsempre" sul bicipite non le piacerebbe tantissimo.
mr incredible, oltre a essere un supereroe invincibile, è pure uomo di scienza, romantico quanto una funzione logaritmica.
a volte la realtà supera la fantasia ed è pertanto opportuno spiegare il totale analfabetismo sentimentale del professore.
quando mr incredible decise che colei che sarebbe diventata la madre dei suoi figli era pronta per conoscere super w lasupersuocera e tutta la sacra famiglia, la invitò nella sua città natale, dall'altro capo dello stivale.
elastigirl era in preda a incontenibile ansia da prestazione e desiderosa di folgorare la famiglia dell'amato, nonno bersagliere compreso.
driin elastigirl suona alla porta della sacra famiglia, sorriso smagliante e mano tesa
"piacere, sono el...." viene bruscamente interrotta dal suo amato.
"mammapapàfratellosorellanonnobersagliere questa è una tizia che ho conosciuto sul treno da milano. può fermarsi a pranzo da noi, vero?"
non paga di cotanta sensibilità e cotanta arguzia, qualche anno dopo elastigirl decise che non le sarebbe dispiaciuto diventare la moglie di mister incredible e, a onor del vero, si mise a martello, triturandogli l'anima come solo le supereroine sanno fare.
mr incredible era però coriaceo, impermeabile a qualsiasi richiesta, supplica, minaccia, ricatto.
elastigirl si era quasi rassegnata ad un progressista pacs.
fino a quando:
in bagno. lui seduto per terra di fronte al water, legge "value, exploitation and growth", lei in piedi si lava vigorosamente i denti. silenzio concentrato di entrambi.
lei: "sarebbe bello se...."
lui: "ci sposassimo? sì, ho già fissato tutto. sarà il primo dicembre, all'osteria numero zero, verranno a suonare i tamburellisti tarantati di zollino salentino. l'ho già detto ai miei fratelli. adesso però per piacere non parliamone più che questa cosa mi agita".
ogni tanto elastigirl si chiede se tra il sole che tramonta sul bicipite tatuato e la funzione logaritmica ci sia qualcosa in mezzo ma forse non le interessa neppure saperlo.
lunedì, 13 novembre 2006
domenica pomeriggio. festa per ricordare camillo. sono stati invitati tutti gli amici, hobbit compresi.
arriviamo. professore, nano piccolo, nano grande, elastigirl e la focaccia alla salvia del balcone di wisteria che piaceva a camillo.
siamo in tanti, tutti qui per lui, che se ne è andato da soli dieci giorni.
siamo tutti un po' frastornati, un po' pensierosi, un po' malinconici, un po' contenti di essere insieme, tutti con lo stesso sguardo assente e un po' liquido.
tutti tranne gli hobbit, creature d'azione che non si capacitano di questo brusio sommesso e della dolce tristezza che avvolge il fichissimo loft.
il nano piccolo, hobbit primitivo e ridanciano adocchia gugo e giotto, i due enormi cani di camillo, spalanca occhi e bocca e ride con i suoi due denti, lanciando ululati di gioia incontenibile. Sarà così per le successive due ore, sotto gli occhi ipnotizzati e attoniti delle due belve.
Il nano grande, avendo raggiunto un gradino più alto nell'evoluzione rispetto al fratello, è sconcertato e studia il da farsi, con l'occhio dell'animatore del club med, pagato per scaldare l'ambiente.
Improvvisamente si illumina. Si dirige con passo sicuro verso una strega. Una orribile strega tutta nera, finita qui forse per sbaglio. La afferra ed esclama "mi piace tantissimo".
a uno hobbit di un metro non si nega nulla, figuriamoci un orrore del genere.
"puoi prenderla se vuoi, puoi portarla a casa" dice qualcuno.
"grazie, ma ora ho un problema" dice con l'occhio che gli luccica.
si siede sul divano. intorno a lui sguardi perplessi, un po' assenti, distratti.
"ma voi, dove la mettereste questa strega?"
silenzio, io sorseggio te' e faccio finta di non conoscerlo. il professore è occupatissimo con il piccolo san francesco che parla con i cani.
il brusio si ferma, cala il silenzio.
"perché in sala, una strega così, spaventa gli ospiti, in cucina fa passare la fame, in camera mia fa venire i brutti sogni ad andrea, in bagno si bagna... ma voi, questa strega, dove la mettereste?" chiede il nano alla platea.
la professionalità non è uno scherzo. il villaggio si sta animando. il dibattito, surreale, è aperto e ognuno dà il suo fondamentale e divertito contributo. Sembra una lezione di gruppo di feng shui, per stabilire il luogo migliore dove la strega possa sprigionare le sue energie positive.
quando ce ne andiamo nessuno ci caga, mentre luca stringe le mani di tutti e chiama tutti per nome.
camillo avrebbe riso.
ma la strega? dove credete l'abbia messa il piccolo architetto new age? sul mio comodino....
sabato, 11 novembre 2006
camillo se ne è andato venerdì. il giorno prima del nostro appuntamento. aveva comprato una lavatrice e insieme gli avevano regalato una macchinina rossa. "la devo dare a quel bandito di tuo figlio. passo sabato" aveva detto, burbero e perentorio.
quando siamo arrivati a wisteria era il nostro vicino di casa, il volto umano di questo set da fiction per la tv.
poi si è trasferito, lui, paola e suoi due enormi cani gugo e giotto, in un fichissimo loft lontano e noi ci siamo sentiti più soli.
aveva introdotto luca nel magico mondo degli aperitivi. verso le 7, la sera, bussava. "chiamami il delinquente. è pronto l'aperitivo". luca gli prendeva la mano e tornava dopo mezz'ora con l'occhio furbo e colpevole di chi ha fatto una cosa proibita.
"camillo niente dolci prima di cena, camillo non troppi salatini, camillo, oggi no! luca vi saluta e sta un po' con voi e basta". la mamma bacchettona non aveva un grande ascendente su di lui.
camillo mi sorrideva e se ne fotteva.
oppure arrivava nel bel mezzo del delirio serale bagno-urla-pigiama-urla-pappa.
si sedeva in poltrona e assisteva sornione alla mia mezz'ora di ordinaria follia.
"mi spiace, ma prima o poi mi toccherà chiamare il telefono azzurro" diceva andandosene.
ho chiesto a luca cosa si ricordava di camillo.
"tutto" ha risposto.
"i pistacchi, l'aperitivo con il limone, gugo e giotto" ha spiegato.
camillo e i pistacchi. voglio che lo ricordi sempre così, sulla porta di casa con il bicchiere in mano.
mercoledì, 08 novembre 2006
il signore e la signora Parr di wisteria si sentono particolarmente frizzanti e trasgressivi. hanno deciso di abbandonare per una sera il tepore del focolare domestico e di tuffarsi nella metropoli tentacolare. Gli impegni lavorativi, i doveri verso la comunità e la cura della prole impediscono ai coniugi parr di concedersi grandi svaghi ma questa è una serata speciale, questa è la serata PIZZAECINEMA.
la signora parr opta per una mise aggressiva che nasconda la bimadre che è in lei. azzarda persino il lucidalabbra colorato. il signor parr, come dylan dog, possiede una sola mise perché è un uomo senza fronzoli, e opta per quella. ma almeno si fa la la barba e pure la doccia.
la baby sitter valentina li trova così, lei in versione femme fatale, lui uguale a se stesso ma rasato e profumato.
per minimizzare i tempi morti e massimizzare il piacere, i coniugi parr decidono di avventurarsi nella multisala multexsplendid con annesso centro commerciale spuntata come un fungo non lontano da wisteria.
C'è un parcheggio sterminato e davanti una gigantesca cattedrale trasparente. Un immenso albero di natale con tanto di festoni e lucine intermittenti. E' il paradiso del kitsch.
alla cassa la signorina ornella (il nome ce l'ha scritto su un cartellino appiciccato alla tetta), occhio fisso sullo schermo del suo computer, vaneggia rivolta al signor parr. "I 21 e 22? L 14 e 15? M32 e 33?". il signor parr la guarda stralunato. "Vedi questa tizia che vuole che io non la capisco" dice nervoso alla signora parr. ornella snocciola lettere e numeri fino a quando esasperata dall'ottuso silenzio dei due signori stampa due biglietti scegliendo due posti a caso, probabilmente i peggiori di tutta la sala.
I coniugi sono felici, si sentono liberi dentro l'astronave.
prima dell'inizio del film la signora, in preda ad incontenibile eccitazione, fa 4 volte su e giù nell'ascensore trasparente al centro del mostro di vetro.
Il signor parr è affascinato dai 40 ristoranti del primo piano: c'è il buffalo bistrot con un toro indemoniato semovente in mezzo ai tavoli, c'è il safari fusion dove un signore dall'aria triste affetta kebab, c'è napulè con i tavoli a forma di pizza e poi c'è una gigantesca marylin monroe in posa da "a qualcuno piace caldo" di fianco a una bottiglia di birra alta come lei.
è tutto fantastico. sembra di essere all'aeroporto di miami.
Il film, the departed, è bellissimo. la signora parr ogni tanto si perde nell'intreccio e chiede spiegazioni. il signor parr si toglie le scarpe perché dice che gli inglesi al cinema fanno così.
escono, esausti ma felici.
mangiare in questo posto è improponibile per il signor parr che è molto snob, la signora parr ha vissuto troppo intensamente nelle ultime due ore. ora ha i brividi e le palpitazioni.
a stomaco vuoto tornano a casa.
"già qua?" dice valentina pensando che mr incredible e elastigirl, quando fanno i normali, sono veramente due sfigati.
lunedì, 06 novembre 2006
non possiedo le morbide rotondità delle odalische, non ne possiedo la grazia né tantomeno la sensualità. Eppure io, dentro, SONO un'odalisca.
Forte di questa consapevolezza, con una tenacia degna di miglior causa, per il quarto anno, sfidando il senso di colpa, i ricatti dei nani e soprattutto il buon senso, mi sono nuovamente iscritta al corso di danza del ventre.
Per due anni ho potuto nascondere la mia scarsa attitudine dietro il pancione. Per ben due corsi volteggiavo incinta e incurante tra le mie compagne attonite. La mia maestra mi guardava indulgente, le altre odalische divertite, qualcuna preoccupata che potessi partorire in mezzo a loro, ma complessivamente benevole.
Quest'anno non ho scuse.
Mi sono iscritta con la maestra A., la fondatrice della scuola, una odalisca della prima ora che ha importato la danza del ventre in Italia. Una il cui scopo della vita è formare altre odalische che a loro volta si faranno messaggere e interpreti di questa arte antica. Un'integralista della danza mediorientale, proprio quello che fa per me.
Sono pronta. mi presento a lezione. livello intermedio.
dal look delle mie compagne già capisco che qui si fa sul serio. Io, in tuta, ho uno straccetto nero intorno alla vita, con qualche monetina consunta che tintinna ogni tanto. Loro sono fasciate in un trionfo di veli, pizzi, collane, cavigliere, bracciali. Uscite direttamente dall'harem del sultano. Truccate, tatuate e con lo sguardo maliardo.
Io e il mio straccetto non ci facciamo intimorire.
Inizia la lezione. Riscaldamento tutto ok. Ci tiriamo, ci sciogliamo, l'odalisca che è in me inizia a scalpitare.
Partono le percussioni ed è tutto un pestare di piedi, un dondolio di anche, un tintinnare di monetine e un fruscìo di stoffe. Sono perfettamente inserita. l'abito non fa il monaco. sbrilluccico meno delle altre ma sono anche io parte di questo rito tribale esclusivamente femminile. Sono sempre più nella parte. chiudo gli occhi e lascio uscire l'odalisca che balla libera e felice.
Riapro gli occhi. Mentre io mi dimeno come una molla impazzita le altre, immobili, sono concentratissime sulle loro pance. Loro sono ferme mentre i loro ombelichi fanno evoluzioni acrobatiche: salgono scendono, si arrotolano e si srotolano, si parlano.
Poi l'ombelico di A. dice alle altre che si cambia esercizio e sempre al ritmo dei tamburi, ora è il bacino che si agita, ma sempre in modo impercettibile. Sono tutte concentratissime ma sorridenti.
Io cerco di sorridere ma, nel tentativo di controllare ombelico e bacino, mi contraggo in una smorfia grottesca.
A. mi guarda come guarderebbe un ecomostro tra le palme di una spiaggia caraibica.
E mentre tutte roteano anche, bacino, spalle in un movimento flessuoso e morbido A. punta il dito verso di me.
"Tu in tuta, vieni qui. Voi continuate pure"
Striscio verso di lei. "Così, vedi, morbida, rilassata, segui la musica, non irigidirti...."
"fai il cammello con me, morbida, fai il cammello..."
le stronze dell'harem ancheggiano e mi guardano con aria di sufficienza. Loro fanno un cammello sopraffino mentre io non sento più le gambe figuriamoci le gobbe.
A. mi guarda sconsolata, io prometto che mi eserciterò tantissimo a casa (che tanto non ho niente da fare).
ma ci vuole altro per farmi desistere. tornerò e prima o poi A. sarà fiera di me.
Per il momento appena ho un attimo faccio esercizi. In ufficio , davanti allo schermo del computer, faccio shimmi di pancia, mentre mi lavo i denti shimmi di bacino, quando gioco coi nani shimmi di spalle, quando cucino i cammelli sono sempre con me.
venerdì, 03 novembre 2006
al mare. il sole splende, le cicale friniscono, i nani sono con i nonni.
mr incredible: amore... hai presente angelique?
elastigirl: chi? quel cesso che si atteggia da strafiga che incontriamo sempre in spiaggia?
mr incredible: .... angelique, quella che ha la casa in viale dei pini
elastigirl: sì ho capito. quella con il bambino gualtiero. ma ti sembra che una chiama il figlio gualtiero,poi ci credo ti viene un bambino che sembra un ritardato
mr incredible: beh. io ho una storia con angelique.
il cuore smette di battere, il respiro si ferma, la vista si annebbia. adesso vomito. prima muoio poi vomito, anzi prima si vomita e poi si muore
elastigirl con un filo di voce: non è vero...
mr incredible: amore, non rendere tutto più difficile. è un peso che mi porto dentro e non ce la faccio più. adesso ti spiego
allora, no, non muoio. vomito (addosso a lui) e poi spacco tutto. ora però mi siedo
mr incredible: hai presente marco?
elastigirl: il marito baffuto di angelique. il medico coglione che non può vedere il sangue perché gli fa impressione, il papà di gualtiero.
mr incredible:ehm, marco non è il papà di gualtiero. il papà di gualtiero sono io
elastigirl: allora fammi capire. gualtiero ha 4 anni, quindi tu e quella zoccola di angelique con quel nome di merda avete una storia da almeno 5 anni. Tu, il bacchettone che mi diceva che se io avessi trasgredito una volta il nostro amore sarebbe finito perché la fiducia, il rispetto… Cinque cazzo di anni presa per il culo da te e da quella stronza.. vai via, tu angelique, gualtiero, marco. siete tre mostri. tornate nel paese dei mostri.
Momento di realismo. Momento di flessibilità o di disperazione, momento di noncelapossofaredasola,momento di èpursempreluomocheamo
Elastigirl: anzi no. Decidi. o me e i nani.o la fedifraga moglie del baffuto idiota e quel rimbambito di bambino.
mr incredibile: non puoi chiedermi questo. non adesso. perché non aspettiamo la fine della vacanza?
Apro gli occhi. Mr incredibile è al mio fianco. Mi guarda intenerito. “cosa hai da guardare?” gli chiedo con voce da belva. “sei mia moglie, sei la mia famiglia”. Trattengo l’impulso di dargli un pugno. Respiro profondamente. Nel mio inconscio ci sono dei mostri. Chi dice che i sogni che fai la mattina presto si avverano, si sbaglia, vero?